La regina nel bosco, Neil Gaiman

 

 

Nonostante l’apparenza -diciamo così- editoriale, la tradizione delle fiabe nel mondo è da sempre stata appannaggio femminile: gli autori di contes de fées più famosi, Perrault, i fratelli Grimm o Andersen, infatti, altro non sono che “raccoglitori” in primo luogo e poi “trascrittori” di quanto oralmente tramandato dalle donne. Ma poiché il contenuto di molti di questi racconti non era adatto alla lettura dei bambini, le fiabe sono state – fin dalle prime stesure-  via via edulcorate e modificate con l’aggiunta di elementi “moralistici” ed educativi fino ad ottenere le storie che conosciamo. Una specie di gioco del telegrafo di lunga durata, insomma.

Nel  mondo anglosassone contemporaneo la rilettura e la rielaborazione delle fiabe sono dovute prevalentemente a scrittrici, e non delle minori; basti citare Margaret Atwood, Antonia S. Byatt o Anne Sexton, che hanno rivisitato storie notissime, seguendone le tracce all’indietro per poi modificarne personaggi e problematiche in chiave moderna, soprattutto femminista. madrinaù

L’elemento su cui si focalizzano le critiche non è tanto la violenza, che pure è molto presente persino nella più melassosa delle versioni disneyane, quanto i suggerimenti legati al “genere” , ed in particolar modo al comportamento che le donne devono avere nella società e nei rapporti sessuali: sottomesse, virtuose, passive, accondiscendenti. Sono certa che per ognuno di questi aggettivi vi sarà venuta in mente almeno una delle principesse perfettine e un po’ stupide che come unico scopo della vita hanno la ricerca del principe azzurro. Se ci può consolare, anche le meno belle ed altrettanto sciocche sono disposte ad affettarsi i piedi per trovarlo, e –disdetta!- non ci riusciranno nemmeno.

In realtà tutto questo non è affatto consolante e dovremmo rifiutarci di propinare alle nostre figlie quei brodini rosa su “di tutti i miei sogni il dolce oggetto sei tu” e “il sogno realtà diverrà”, non sia mai dovessero pensare di aspettare un uomo che si innamorerà di una scarpa o di un cadavere – senza neanche conoscerne il nome, peraltro.

Ma torniamo a parlare di libri. Uscendo dal campo della critica femminista, c’è uno scrittore che è diventato famoso proprio perché le sue favole superano molti confini: tra vita e morte, tra realtà e sogno, e anche tra ruoli “maschili” e “femminili”. E anche i suoi libri non sono concepiti solo per bambini ma nemmeno solo per adulti: insomma, immaginate bene che io stia parlando di quello scapigliato di Neil Gaiman. Che ha creato un certo trambusto pubblicando La regina nel bosco (titolo originale The Sleeper and the Spindle, L’addormentata e il fuso), una rivisitazione -magnificamente illustrata da Chris Riddell– di Biancaneve e La bella addormentata insieme.

Do I believe that women are being marginalised, unfairly treated, objectified? Yeh, pretty obviously. What do I do about that? Well, one thing I try and do is write books in which women aren’t. 

Credo che le donne siano emarginate, trattate scorrettamente, trattate come oggetti? Mi pare abbastanza ovvio. Cosa posso fare? Be’, una cosa che tento di fare è scrivere libri in cui le donne non siano così.

E mi sembra che con questa fiaba dark, che farà storcere il naso a non pochi, pubblicata a settembre da Mondadori, Neil Gaiman ci sia perfettamente riuscito. Non foss’altro per il meraviglioso bacio tra la regina in armi e l’addormentata che non è quel che sembra.

E no… nessun principe.

 

rb3

 

Francesca Schipa

 

 

 

 

 

 

La regina nel bosco, Neil Gaiman - 2015, Mondadori - 70 pagg. 17 euro, trad. di S. Brogli

La regina nel bosco, Neil Gaiman – 2015, Mondadori – 70 pagg. 17 euro, trad. di S. Brogli

 

 

 

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Categorie: diLetti

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

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