Perché i lettori dovrebbero vivere in posti a parte

Spocchiosi, un po’ presuntuosi, diversi: sto parlando di te sì, e pure di me. Poco ti importerà delle mie faccende personali, ma un piccolo aneddoto spero me lo consentirai. Anni fa, tanti ahimè, avevo un fidanzato (che bella l’epoca in cui marito/compagno è faccenda che riguarda altri), senza preavviso rimasi a dormire a casa sua, quella che divideva con i genitori e, visto che non ero preparata alla notte, mi venne fornito un piccolo necessaire: pigiama, asciugamani e uno spazzolino nuovo di zecca. Non mi bastava, per addormentarmi felice ho bisogno di leggere un po’ e, seconda coincidenza, quel giorno non avevo con me il solito libro in borsa. Ne chiesi dunque uno in prestito e, orrore, in quella casa non ve ne era nemmeno uno. Uno! Inutile dire che da quel momento ho guardato a lui e alla sua famiglia come a esseri abietti, freddi, brutti e, inutile bis, lui è ora ricordo lontano, così come la sua triste casa. Ma il punto è un altro, il punto è che da quel momento in poi non ho più potuto avere stima nei loro confronti.

Ed è un po’ così l’atteggiamento del lettore (forte si dice ultimamente, no?), di boria e superbia. Vogliamo convertire questi eretici della carta stampata che ci girano intorno, esporre alla pubblica gogna quelli che alimentano il mercato dei libri di Vespa, fustigare senza pietà chi non segue la premiazione del Nobel come una finale di Champions. Non negare, non scuotere il capo facendo finta che la pazza sia solo io, bugiardo! Il fatto è che noi riteniamo l’atto del leggere qualcosa di magico, stregonesco, l’inchiostro delle pagine ci infonde una grandezza d’animo che, spesso, vediamo solo noi. Sì, chi legge parla meglio e scrive meglio, ma è davvero migliore degli altri? Ecco il nodo gordiano: io penso di sì. Penso che chi si dedica alla lettura sia un individuo più degno di quelli che non lo fanno. Chi cita Volo come “il mio scrittore preferito” si guadagna il mio disprezzo eterno, chi dice “non ho tempo” l’avversione più bieca.E non mi tirate il pistolotto sul fatto che sono invidiosa: questo vizio capitale m’appartiene, ma concedetemi di invidiare chi è meglio di me, suvvia. Vende, e chissene frega. Io come tutti quelli che scrivono voglio sì non campare d’aria, ma voglio essere citata come esempio di bella scrittura, non come una dal gran conto in banca. Voglio entrambe le cose, certo che sì, ma allora lasciatemi invidiare, che so, King, che avrà pure scritto qui e lì delle vere zozzerie, ma che ha pure tirato fuori dalla biro fior fior di testi.

E i social? Beh, attraverso le mie pagine facebook e twitter seguo case editrici e scrittori, amanti dei libri e affini, perché quello mi piace, quello mi interessa, non è che non sappia d’altro o non mi importi altro ma quello di più, molto di più. E non mi rilasso mai, se qualcuno in tram dice la parola libro salto su come il topino di Alice, e spio le copertine dei compagni pendolari, e lo fai pure tu, t’ho visto mentre in una posizione che non sapresti mai riproporre a richiesta ti contorcevi per scoprire con cosa mi dilettavo seduta nel metrò.

E il fastidio che proviamo noi lo provano pure loro, gli altri, direbbe il sopracitato King, non è mica semplice averci tra i piedi? Non c’è autore su cui non abbiamo un’opinione, non c’è giorno che non infiliamo in una frase parole sconosciute, da manicheo a ottativo passando per esecrabile, e lo so che le stai leggendo e pensi embè, e queste sarebbero parole difficili? E sai perché lo pensi? Perché sei uno spocchioso lettore pure tu. Dovrebbero costruire quartieri a parte, o persino città, io una la chiamerei Utopia, o Macondo e litigheremmo per la scelta, e saremmo felici di litigare e chissà magari i nostri sarebbero mondi migliori. E tra poco arriva Natale, ce lo stanno dicendo più o meno da fine agosto, e regaleremmo un libro senza che il ricevente abbozzi un finto sorriso compiacente pensando “e io che le ho regalato un completino d’intimissimi/videogioco fighissimo”. Saremmo tutti più felici, credimi, faremmo figli tra di noi, non avremmo fidanzati con in casa libri in numero di zero, ci offenderemmo con battute taglienti e citazioni senza mai sentirci rispondere “stronzo”: l’interlocutore avrebbe una troppo grande esigenza di dimostrarsi migliore di noi.

Rivendichiamo questa separazione, lettori di tutto il mondo uniamoci e andiamo a chiedere questi posti a parte, appena sentiranno le nostre rivendicazioni, fidatevi, ci spingeranno nella lotta, sì: a calci nel sedere. Ma che importa, se mentre infuria la battaglia separatista avremo come scudo un bel libro?

10481785_10152306939782912_1007686886_n

Annunci

Tag:, , , , , ,

Categorie: diVagazioni

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

Iscriviti

Iscriviti al nostro feed RSS e ai nostri profili sociali per ricevere aggiornamenti.

5 commenti su “Perché i lettori dovrebbero vivere in posti a parte”

  1. 24 novembre 2013 a 16:30 #

    è sempre un piacere leggerti. E mi ritrovo in ciò che scrivi. Sono anche io uno spocchioso lettore! 😉 Adoro la tua verve 😀

    • 27 novembre 2013 a 12:51 #

      Mi rassicura sapere che qualcuno trovi la mia pazzia “verve” 😀 Grazie per le tue parole!

  2. Giulia
    25 novembre 2013 a 12:17 #

    🙂 Altrettanto dicasi però per quanto riguarda le nostre opinioni in fatto di politica, economia, ecologia e società in generale…
    Io è una vita che sogno la “Patria d’elezione”…al posto della cittadinanza ottenuta solo per diritto di nascita !
    Pensa che bello se tutti i berlusconiani potessero stare tutti insieme da una parte, e chi crede in altri valori dall’altra…
    (ho detto berlusconiani per farmi capire al volo in un messaggio di poche righe…so che dovrei categorizzare meglio)

    • 27 novembre 2013 a 12:59 #

      Secondo me hai categorizzato benissimo, e i lettori “forti” rientrano necessariamente in una categoria di persone tra loro simili. E grazie della simpatia e dell’attenzione. 😀

  3. 24 settembre 2014 a 22:44 #

    Bello questo post…mi ci ritrovo moltissimo! Hai praticamente trascritto i miei pensieri… Recentemente ho ricevuto un gradito riconoscimento da una collega blogger che ho voluto passare anche a voi, visto che seguo molto il vostro blog. The very inspiring blogger award… Fate un giro sul mio blog per vedere di che si tratta se ne avete voglia!
    Ancora congratulazioni….

E tu cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

you can call me outsider

io. tu. panna montata. manette. altre domande stupide?

orlando furioso

il blog di Deborah Donato

Se lo scrivi resta

diario di una ragazza comune, ottimista a modo suo

marisa salabelle

Fu così che Efisia Caddozzu venne al mondo. Mischinedda , pensò la levatrice mentre la presentava ai parenti riuniti. Ellusu, pensò la nonna, una parola che nel suo vocabolario alquanto limitato stava a significare molte cose diverse a seconda delle circostanze.

Luca Bottura

Satira gratuita, ma anche a pagamento

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

trecugggine

le cugine parlano di libri

Il pulpito del libraio

Accade in una libreria di provincia. Voi umani non potreste nemmeno immaginarlo!

aliceinwriting - vita da biblioteca e suggestioni sparse

Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

VITA DA EDITOR

Interviste, recensioni e retroscena dell’editoria – a cura di Giovanni Turi

Scrivere creativo

Esercizi di scrittura creativa.

strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Muninn

libri da ricordare

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: