E vissero tutti feriti e contenti, di Ettore Zanca.

 

sono io che dipingo i contorni
di una storia che condividiamo
e con quello che tu mi racconti
è già nato il racconto di quello che siamo

Enrico Ruggeri, Sono io quello per strada

 

 

Fermi tutti. Alt, stop.

Posate il cappotto e smettete per un attimo di fingere di essere felici ad ogni costo. Via, via. Sappiamo che non è vero, le crepe si vedono, i sorrisi non arrivano agli occhi.

Fermiamoci un istante, devo parlarvi di una cosa bella. Sottovoce, così nessuno ci disturba.

C’è un luogo lì, ancora non lo vedete, ma è un tendone. Grande, grande, immenso. Ci stiamo tutti e resta spazio per altri ancora, entriamo.

C’è un uomo lì, ancora non ha parlato, ma c’è. E tiene per mano suo figlio. Credetemi, c’è.

C’è della musica, forse, ma non siamo qui per questo. Siamo qui perché i nostri cuori danno spettacolo. Le nostre vite, le nostre teste, le piccole bellezze e le grandi oscurità che ci abitano hanno qualcosa da raccontare a quest’uomo e al suo bambino.

Guardatelo, quest’uomo, ha gli occhi grandi e il cuore stretto, perché ha deciso. La vita gli ha tolto molto e lui vuole togliere alla vita, per ripicca, per paura. Per dolore. Ma sulla strada ha incontrato questo circo, strano, in verità: pare che lo spettacolo di arte varia sia solo per loro due, padre e figlio, e non si vede pubblico.

Eppure ci siamo anche noi, vi dico. Aprite gli occhi: gatti delusi e donne nere (o forse il contrario), rapinatori smarriti e lavatori di vetri; pagliacci, spacciatori e scemi del villaggio: che spettacolo sorprendente, ognuno di noi è saltimbanco e protagonista dei racconti acrobatici che si susseguono, mischiando letame e diamanti, lupi e procioni, sorte e morte.

È questo che siamo venuti a vedere, la vita senza luminarie, la vita che puzza e stride e ferisce. E da qui -guardate, guardate bene- da questo punto si vede la felicità, quella che consiste nel non voler essere felici per forza, nell’accettare i precipizi di buio e i cieli risplendenti, quando arrivano.

Non saranno gli stessi, padre e figlio, dopo questo circo.

Non saremo gli stessi noi.

E se volete incontrare l’autore di tanta meraviglia, il capocirco che è anche attore e saltimbanco, che ha un nome e un cognome e una vita vera e una testa bellissima, questo 8 dicembre passate dallo stand della Ianieri Edizioni a Più Libri Più Liberi: un filo di poesia per impacchettare le nostre vite fa sempre comodo. E dove potreste trovarlo, se non in una nuvola o sotto un tendone?

E vissero tutti feriti e contenti, di Ettore Zanca.

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Categorie: diLetti

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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