
Qualche giorno fa, in un tweet, ho descritto sconsolata la mancanza di entusiasmo suscitata dalle mie ultime letture: quei momenti grigi in cui leggi perché ti è necessario, come ingoiando cibo insapore, senza una vera soddisfazione, se non quella di rispondere ad un bisogno primario.
La risposta quasi immediata della Biblioteca Civica di Verona, mi ha lasciata sorpresa dapprima, poi perplessa. Come si può consigliare un libro senza conoscere la persona, il lettore che hai davanti? Tuttavia, un po’ per noia, un po’ per curiosità, ho accettato il consiglio “al buio”, iniziando a leggere Tony & Susan, di Austin Wright, che stazionava senza grandi speranze nella mia libreria, in silenziosa attesa.
Con l’incipit, con una scrittura apparentemente semplice, piana, si apre un trabocchetto. E ci si cade dentro, senza danni, senza accorgersene. Una trappola delicata.
PRIMA
Tutto è cominciato con la lettera che Susan Morrow ha ricevuto da Edward, il suo primo marito, in settembre. Lui aveva scritto un libro, un romanzo, le andava di leggerlo?
Tutto è cominciato esattamente insieme a te, lettore -sussurra la pagina- nonostante tutto sia iniziato molto prima. Va’ avanti, non ti accadrà niente di male, cosa vuoi che ti succeda dopo poche righe? Il punto è che il lettore sono io, ma nella stessa insidia cade anche la protagonista Susan, a me sconosciuta, compagna di questa avventura nonostante lei, nonostante me.
Se state per chiedermi se c’è un romanzo, nemmeno troppo celato, all’interno di questo romanzo, la risposta è affermativa. Se state per abbandonare la lettura, non fatelo. Susan non lo fa, nonostante sia tentata di non iniziare neppure. Conosce il suo ex marito -o almeno pensa di conoscerlo, ammesso che possiamo mai dire di conoscere le persone accanto a noi- e quando erano insieme lo ha dissuaso dal dedicarsi alla scrittura. Perché Susan è una lettrice, come me. Che banalità, vero? Eppure.
Susan rimanda. Teme qualcosa, ma non sa cosa: teme la delusione, il dover esprimere un’opinione negativa; teme altro, ma non sa definire cosa. La sua inquietudine mi sfiora, lascia un’ombra. Il titolo del romanzo – Animali notturni – non lascia trapelare nulla, forse una vaga impressione di buio, di ignoto: niente più. E allora, dov’è il problema?
Il guaio sono i ricordi, che tornano come i boati di un vecchio vulcano. Tutta quell’intimità abbandonata, la conoscenza che lui aveva avuto di lei, e lei di lui, una conoscenza datata.
Prima ancora che la lettura del romanzo abbia inizio, Susan ripercorre pensosa le tappe della sua storia con Edward, gli inizi, la delusione, la fine. Cosa vuole da lei con quel romanzo? Ha uno scopo, e se lo ha, è palese o subdolo, nascosto? Il timore, ingiustificato ma fortissimo, permane. Finalmente si decide. Ci decidiamo.
Ora che sta proprio per leggerlo, si domanda che genere di romanzo sia. È un po’ come partire senza conoscere la destinazione.
Messi da parte i sospetti, Susan parte, e noi con lei. E in contemporanea con noi partono anche i protagonisti di Animali notturni, in un viaggio programmato, ordinato. Rassicurante. Come rassicurante è l’incipit della narrazione seconda.
C’era quest’uomo, Tony Hastings, sua moglie Laura e sua figlia Helen, che viaggiavano di notte sull’autostrada nella Pennsylvania del Nord, diretti a est.
Animali notturni si evolve in un thriller livido, della cui trama non dirò nulla, se non che si addentra in un territorio pericoloso e oscuro che esplora i concetti del male, della colpa, della giustizia esercitata dagli uomini, della vendetta. La narrazione seconda si impossessa -di me, di Susan, di voi, ci siete?- in un crescendo esasperante, la voglia di sapere come finirà la storia diventa tormentosa, soprattutto quando Susan deve posare il manoscritto per dedicarsi ad altro, sbrigare faccende, pensare, tornare alla sua esistenza di prima. Ma proprio la sua vita “di prima”, prima della lettura, il suo attuale matrimonio con il fedifrago Arnold, i figli, la routine nella quale Susan si è insediata negli ultimi vent’anni, sono irrimediabilmente scombussolati: la lettura, agendo come riscrittura di un’esistenza intera – il passato all’apparenza giudicato e archiviato, il presente accettato e pacifico- la lettura è il détour, la deviazione rivoluzionaria dal noto che -esattamente come accade a Tony con la decisione di guidare tutta la notte- sconvolge abitudini e certezze.
Tony e Susan, e io -e voi, se ci siete ancora- non torneremo da questa esperienza come eravamo partiti.
Francesca Schipa

Tony & Susan, Austin Wright – trad. Laura Noulian – Adelphi Ed. 2011, 3ª ediz., pp. 408
Che bello quando succedono cose così. Una persona perfettamente sconosciuta dà il percetto consiglio, di vita o lettura!
Come pescare al buio il pezzo del puzzle che manca. Bellissima sensazione!
*perfetto (mi fa molto ridere averlo scritto imperfettamente)