Non mi volto più – Una storia vera

Qui le serate sono umide, hanno un odore simile a quello delle patate crude e scivolano dentro notti dominate da un immenso silenzio. Nel cielo nero brillano sciami interi di stelle e la luna è di un bianco nuovo, assoluto. Se guardi in alto ti sembra di perderti, ma poi capisci chi sei…

 

 

Non parlo mai di libri autopubblicati. Ho i miei motivi per non farlo, le mie idee sull’editoria. Lo premetto soltanto perché l’eccezione di oggi ha un motivo serio, che con la scrittura ha poco a che vedere. Se dovessi esprimere una mia opinione come lettrice soltanto, questo volume andrebbe rimaneggiato, lo stile e la narrazione migliorati -pur conservandone tutta la sostanza deflagrante- per farne un libro a più ampia diffusione possibile, soprattutto fra i più giovani, che spesso sono maggiormente esposti a manipolazioni ed abusi. Ma, come dicevo, la parte “editoriale” perde importanza in questo caso.

Non mi volto più è, come dice il sottotitolo, una storia vera. È una porta aperta su una strada lunga e buia. È la denuncia di una serie di sopraffazioni e violenze durate anni. La confessione di una donna che fin da ragazza ha subito abusi, e subendo ha taciuto, e tacendo ha provocato sofferenze mortali innanzitutto a se stessa, di conseguenza a chi le stava vicino. E infine è un percorso tortuoso e difficile verso l’accettazione di sé, verso un equilibrio da ritrovare a costo di spezzarsi le unghie e l’anima.

Ci vuole coraggio a dire Io sono vittima. Ogni volta che ci provi, qualcuno -anche in buonissima fede- ti sconsiglia di esporti, di denunciare, perché la protervia di chi ha abusato e il travisamento degli avvenimenti sono evenienze non eludibili. Il timore di non riuscire a sopportare ulteriori pesi, ulteriori violenze psichiche spinge le vittime al silenzio. E sulla possibilità di travisare i fatti, sul timore della vittima giocano il loro gioco bastardo i carnefici. È stata lei. Mi ha provocato lei. È pazza. È malata.

Lo sappiamo come funziona. In misura diversa la maggior parte di noi ha subito, e non ha parlato.

Ci vuole coraggio, dunque, e Mia -questo lo pseudonimo scelto dalla narratrice, a sottolineare forse anche la sua ripresa di possesso- finalmente lo trova, e racconta. La narrazione prende corpo grazie a chi le sta intorno, alla sua famiglia che finalmente sa, ad una giornalista, Patrizia de Rossi, che ha compreso la forza della storia di Camilla A.D., la necessità e il dovere di renderla pubblica. Non alla ricerca di una vendetta, o di una giustizia, quanto piuttosto come sottoscrizione di un atto di rinascita: la rinascita di chi è diventato polvere, schiacciato e invisibile, ma ha la forza di riassumere forma. Donna, completa, viva. E finalmente libera.

 

                                                           Francesca Schipa

 

 

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Categorie: diLetti

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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