Così vicina la Grecia, ovvero quando incontrai #Charitos

Spesso, affamati di parole, ingurgitiamo spazzatura scritta, buona a placare temporaneamente il senso di vuoto in treno, in spiaggia, nell’anticamera del dentista, riempitivo insapore e del tutto dimenticabile. Ma in questi casi, pur con la pancia piena di nulla, restiamo come sospesi, attendendo il momento in cui degustare la pietanza giusta, che colmi stomaco e testa e cuore per maestria del cuoco o per qualità degli ingredienti. Come è accaduto quest’estate nell’incontro con un piatto forte, discusso, per molti indigesto, come Il Gattopardo, assaggiato a spizzichi e bocconi in una lontanissima adolescenza scolara, ed invece annusato, gustato, centellinato in questa maturità libraria, con soddisfazione e gioia inaspettate e qualche rimpianto. Tant’è vero che, abbandonata l’ultima pagina, quasi leccando il piatto appena svuotato e le labbra, si è resa obbligatoria la corsa in libreria a cercare l’unico smilzo libretto di racconti nel quale la perizia rotonda e l’aguzza ironia dell’autore della delizia ricreassero la magia appena assaporata.

Ora, questi son casi rari. Tuttavia, frugando tra gli scaffali di un’orribile libreria-supermercato, dove il cibo ti viene sbattuto in faccia senza alcun consiglio fidato, a puro scopo di lucro, mi sono imbattuta non dico in una mano da grande chef, ma senz’altro in una più che dignitosa cucina casalinga. Tanto casalinga e vicina da essere a poche braccia di mare da noi, da parlarci di gente comune, con la nostra stessa comunissima faccia.

Un giallo e un commissario, quindi. Un altro commissario! mi sembra di sentire… lo avrei pensato anch’io, se me ne avessero parlato.  Ma questo no,  questo non è come gli altri. Non spala nuvole, anzi. Non si getta nel mare azzurro in pieno inverno, no. Non è atletico, non un rubacuori, né un eterno fidanzato.

E lavora, lavora in una stazione di polizia dove si combatte con la carenza di soldi e di personale e di carburante, dove le indagini si fanno seguendo itinerari standard, senza grandi colpi di genio, ma con sudati ragionamenti. Dove le pressioni dei media e della politica incalzano, distolgono. Soprattutto perché il Paese intorno bolle, è agitato da fremiti di febbre insana, la bancarotta è vicina, si fa la spesa nei discount e si spera che i tagli alle pensioni permettano di sopravvivere. E quell’amarezza che accompagna ogni minuto, ogni pensiero di questo serio, ammogliato, infartuato commissario dai seri, delusi pensieri si riflette in ogni viso della gente che lo circonda. Ed è l’amarezza della moglie Adriana che si barcamena per aiutare il magro ménage dell’unica figlia, del poliziotto che pensa a farsi dare le mazzette per mettere qualcosa da parte per la vecchiaia, degli scioperanti che invadono le piazze urlando. L’amarezza di chi ha tentato di fare il proprio dovere per una vita, e vede che questo non è bastato.

Sembra di conoscerlo, questo Paese. E’ così vicina, la Grecia. E’ così vicino, il commissario Charitos.

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Categorie: diGressioni, diLetti

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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One Comment su “Così vicina la Grecia, ovvero quando incontrai #Charitos”

  1. 18 maggio 2016 a 09:52 #

    Molto bello ❤

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