I pregiudizi di Dio, di Luca Poldemengo: il male di vivere osservati

I bravi poliziotti fermano i cattivi.

E quelli buoni?

Lo fanno nel modo giusto.

Un omicidio, un’indagine, un colpevole. Non è così che funzionano i gialli? Un corpo martoriato, i poliziotti che si agitano, i sospetti e gli indizi, e una conclusione, infine. Si ragiona di giustizia, di verità, di colpa e di innocenza: due uomini e una donna “di legge” si battono e si dibattono nella ricerca di un punto finale all’uccisione di una giovane mamma, di una moglie felice. Se volessi un giallo, di certo ne I pregiudizi di Dio troverei tutti gli elementi del caso.

Ma il nuovo romanzo di Luca Poldelmengo non è solo questo, e se dovessi darne una definizione sarei in forte imbarazzo: poliziesco, di certo, ma anche dramma psicologico; di territorio e di genere, ma anche oltre i generi, I pregiudizi di Dio offre molteplici letture. Quelle che a me sono saltate agli occhi (locuzione quanto mai adatta) tanto da far quasi passare in secondo piano l’indagine e la relativa soluzione, si possono ritrovare e racchiudere nei tre corsivi inclusi nella narrazione. Corsivi nei quali ho colto degli sguardi, e il malessere che questi sguardi provocano e il dolore che celano.

Io ho capito che non gli piaccio a questa gente, ma non per questo mi devono condannare. E tu, almeno tu mi credi se ti dico che io sono la vittima?

Primo sguardo: l’occhio della società che fruga, denuda e schiaccia, che piazza mostri in prima pagina senza mai cancellarli davvero. La presunzione di colpevolezza marchia a fuoco chiunque si discosti da un comportamento “normale”, i pettegolezzi creano i (pre)giudizi, i pregiudizi condannano. Ma davvero esistono persone completamente innocenti? davvero esistono i buoni? Anche il colpevole ha le proprie ragioni, non necessariamente valide; e anche l’innocente ha le sue omissioni, non necessariamente limpide.

Per cancellare la linea che occulta il volto dell’assassino qualcuno dovrà sporcarsi le mani, l’anima, il cuore. Solo così è possibile ridisegnare certi confini, a partire dai propri.

Secondo sguardo: l’occhio dei personaggi su loro stessi, impietoso sguardo che mette a nudo debolezze e paure, malattia e vuoto. I tre protagonisti, due commissari e un ispettore, AndreaFrancesca Marco, sono tutti vittime di un pesante disagio che ha origini diverse, ma che fa sì che nel momento in cui li incontriamo siano in evoluzione. E l’evoluzione, come ben sappiamo, passa attraverso stadi anche molto dolorosi. In più, a causa di questo stadio e della mancanza di equilibrio che ne deriva, non riescono ad avere il necessario distacco e la lucidità che dovrebbero e vorrebbero avere nel corso dell’indagine.

Senza contare che la questione vera, quella che mi angoscia, è perché un bambino di cinque anni debba porsi questi problemi. Dove le capta certe ansie?

A questo non so rispondere, ma a lui una risposta la devo dare.

Terzo sguardo: il più acuto e innocente, lo sguardo dei bambini. Vittime delle scelte degli adulti, Lorenzo Valerio -entrambi senza mamma (anche qui per ragioni diverse)- osservano gli adulti che girano attorno a loro senza capire. E tuttavia con il loro comportamento, con le loro domande così immotivate per noi grandi, sono i bambini che ci danno l’indice di sofferenza degli adulti, cartine di tornasole del dolore sulla loro stessa pelle. Lorenzo e Valerio rappresentano qui lo specchio in cui gli adulti si vedono per ciò che sono, tremanti e ancora una volta nudi. 

Tutto questo senza contare che il libro di Luca ha un linguaggio pulito e scorrevole, senza ritrosie neanche davanti ai fatti più osceni ma senza compiacimenti, preciso ma non puntiglioso: un romanzo maturo e di sostanza che, come ho detto, non si rifugia nei cliché di un genere, ma ne arricchisce forma e sostanza. Un vero Sabot/atore, perché non è da trascurare il fatto che un romanzo del genere (come già Nel posto sbagliato) sia inserito nella collana Sabot/Age di E/O. E poiché i personaggi sono in evoluzione sono certa, anche per ammissione dell’autore, che avrò il piacere di incontrarli nuovamente, in tutta la loro fragile e forte umanità.

Poi ci sarebbero molte altre cose da dire, ma…devo pur lasciare qualcosa ai futuri lettori, no?

Francesca Schipa

Luca Poldelmengo, I pregiudizi di Dio, E/O 2016, collana Sabot/Age, pp. 192

Luca Poldelmengo, I pregiudizi di Dio, E/O 2016, collana Sabot/Age, pp. 192

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Autore:diLetti e Riletti

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