Il posto giusto, di Simona Garbarini

 

Il campo della Falchera è qualcosa di incancellabile. Fa dimenticare qualsiasi sensazione di bellezza estetica che si può mai aver provato nella vita.

È come se fosse ancora di fronte a me.

A due passi dalla tangenziale, fracasso di camion più forte dei fischi dell’arbitro, macchine che ti sfrecciano addosso spiandoti ai centotrenta all’ora. Poco oltre, la discarica. Brutto, malmesso, quattro zolle d’erba ingiallita in una distesa di fango. Ventidue disgraziati che fanno fatica a dare una qualsivoglia direzione al pallone. Un cielo innaturalmente grigio che di tanto in tanto elargisce sprazzi di luce quasi divina. Deriva suburbana del calcio.

È qui che per la prima volta ho incontrato mio figlio.

 

Lo so, non si dovrebbe iniziare una recensione con l’incipit del romanzo, ma le primissime parole mi hanno trascinata in una storia a me del tutto estranea, in una città che non conosco affatto, ad ammirare una squadra che non è la mia, e mi ci hanno tenuta quasi a forza. Una storia che mi ha fatta scendere da un taxi sui bordi di un campo fangoso, a cercare un campione. Che mi ha fatta rabbrividire di umidità nelle ossa ed esultare per un gesto tecnico che non ho visto. Che mi ha fatto aspettare un ritorno e bere un bicchiere e due e tre per annegare l’ansia.

Quanto lontana da me –meridionale trapiantata al centro- può essere Torino, quanto ignota, altrettanto questa città si è fatta strada in me come paesaggio amato durante la lettura de Il Posto Giusto di Simona Garbarini (finalista Premio Calvino 2012). E non la Torino elegante e colta dei caffè e del Salone del Libro, ma la periferia nord dove, su uno scalcagnato campetto di calcio, Guido vede Toni per la prima volta e decide poco dopo, e nonostante le difficoltà, di farne suo figlio attraverso l’affido. Toni è un ragazzo difficile, forse disadattato, di certo vittima di violenze, affidato ai Servizi Sociali, ma una promessa del calcio. E Toni può rappresentare un tentativo di redenzione per l’uomo che ha più che sfiorato la rovina sociale a causa dell’alcol, e arranca in una vita senza scopo e senza interessi, una vita insapore mascherata da benessere. Da subito, Guido crede di riconoscere in Toni un suo simile, un reietto della società, nobilitato però dal genio del calcio. E decide di salvarlo, e di salvarsi, gli si aggrappa, mentre pensa di essere lui a portarlo a galla.

Era una gioia vedere mio figlio tra quei sedici eletti, a un passo dal professionismo, a due passi dalla gloria. …

Gli piacevano le progressioni potenti, ma anche orchestrare il gioco senza darlo a vedere, chiudendo a centrocampo in caso di necessità.

Tutti pensavamo che il bello dovesse ancora incominciare.

Non desidera soltanto la salvezza di Toni, però: Guido vuole farne un campione, portarlo in alto, al successo. E seguendolo negli allenamenti, sorreggendolo e spingendolo, nell’attesa sui bordi dei campi, col freddo e col caldo, Guido inizia ad amare il suo quasi-figlio ancor più che il futuro campione.

Ma l’amore, come il calcio, non si decide a tavolino: mentre Guido si impegna ad essere padre, Toni non ricambia, o non del tutto, o non sempre: Toni e il suo passato nero, Toni che, pur veleggiando nella carriera calcistica coi suoi piedi d’oro, affonda sotto le zavorre della paura, del tossico legame con il padre naturale, della sofferenza di vivere.

Il Grande Torino, 1948-49

Il Grande Torino, 1948-49

Sulla copertina come sullo sfondo della vicenda brilla un profondo color granata, il colore di una maglia storica, di una squadra simbolo del calcio leggendario e persa per sempre a Superga: la storia di Guido e Toni, doppiando quella del Grande Torino (con le stesse iniziali, caso o volontà?), diviene anch’essa quella di una promessa di un grande futuro che rivive solo nel passato statico del racconto.

Come sempre, preferisco non addentrarmi nella trama, ma il nocciolo del romanzo vive nell’intricato groviglio di affetti taciuti o negati da parte di tutti i personaggi. La narrazione – scritta nel presente immutabile dei ricordi- vibra di un dolore contenuto e diffuso, il dolore di Guido nel raccontare del suo figlio incompreso, degli errori e dei tremori, dei tentativi e dei rari sorrisi, dei precipizi –profondissimi- e delle difficili risalite.

Ed è in questa angoscia tenuta a freno nelle parole e nei gesti, nel cuore gonfio di una pena non esprimibile, nello sguardo desolato di chi si chiede “come è potuto succedere tutto questo”, che Guido trova finalmente il suo “posto giusto”, diventando nella sconfitta finale un vero genitore.

Francesca Schipa 

Il posto giusto, Simona Garbarini - CasaSirio 2015 - 191 pagg, 13 euro

Il posto giusto, Simona Garbarini – CasaSirio 2015 – 191 pagg, 13 euro

Annunci

Tag:, , , , , , , , ,

Categorie: diLetti

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

Iscriviti

Iscriviti al nostro feed RSS e ai nostri profili sociali per ricevere aggiornamenti.

Non c'è ancora nessun commento.

E tu cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Emma

Politique, trucs pour réfléchir et intermèdes ludiques

you can call me outsider

io. tu. panna montata. manette. altre domande stupide?

orlando furioso

il blog di Deborah Donato

Se lo scrivi resta

diario di una ragazza comune, ottimista a modo suo

marisa salabelle

Fu così che Efisia Caddozzu venne al mondo. Mischinedda , pensò la levatrice mentre la presentava ai parenti riuniti. Ellusu, pensò la nonna, una parola che nel suo vocabolario alquanto limitato stava a significare molte cose diverse a seconda delle circostanze.

Luca Bottura

Satira gratuita, ma anche a pagamento

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

TRECUGINE

le cugine parlano di libri

diLetti e riLetti

La sola nazione che conti: la letteratura

Il pulpito del libraio

Accade in una libreria di provincia. Voi umani non potreste nemmeno immaginarlo!

aliceinwriting - vita da biblioteca e suggestioni sparse

Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

VITA DA EDITOR

Interviste, recensioni e retroscena dell’editoria – a cura di Giovanni Turi

Scrivere creativo

Esercizi di scrittura creativa.

strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Muninn

libri da ricordare

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: