Sbirritudine, di Giorgio Glaviano

Ci sono libri che si leggono perché l’argomento è di moda, perché la storia è piccante, perché sono l’ultimo prodotto di quel grande scrittore che seguiamo da sempre. Ci sono libri che si leggono perché si impongono. Libri che insinuano come un sotterfugio molesto. E libri che vanno letti per incazzarsi. Scusate il termine aulico, non me ne vengono in mente altri più calzanti. Perlomeno non su questo libro. Volete incazzarvi? Leggete Sbirritudine. Leggetelo se volete riflettere su un argomento di cui si parla sempre e mai abbastanza: la mafia. Leggetelo nell’anniversario della strage di Capaci o di via D’Amelio, in quello dell’uccisione di Fava, di Livatino, degli uomini di scorta, di don Puglisi. Leggetelo quando vi diranno che la mafia non esiste, che la situazione è sotto controllo, che dovete firmare le dimissioni in bianco se volete lavorare o che quell’uomo politico vi farà assumere nella cooperativa della moglie. Leggetelo perché avete sentito delle intercettazioni di Crocetta sulla sorella di Borsellino, e non sapete più di chi fidarvi. Leggetelo quando, delusi, avrete la tentazione di dire “chissenefrega, tanto sono tutti uguali”. Ecco, è lì l’errore: non sono tutti uguali. Molti sono uguali, molti sono corrotti e corruttibili, molti sono ciechi o accondiscendenti. Molti, ma uno no. E Sbirritudine racconta la sua storia, lunga venticinque anni. Raccolta da Giorgio Glaviano, sceneggiatore siciliano all’esordio come romanziere, e messa giù con parole magre e ruvide, che raspano la pelle, si srotola quasi in forma cinematografica la vita difficile di un poliziotto non come gli altri. Un poliziotto che non vuole chiudere gli occhi e neanche abbassare lo sguardo. Di più: un poliziotto e anche siciliano che non ne vuol sapere di mafia e non ne vuol sapere di un Paese sempre immerso nelle logiche della convenienza e della connivenza. Uno sbirro che parte dalla piccola provincia e dal furtarello per arrivare al cuore di uno Stato marcio, dove la mafia non è più solo Sicilia. La curiosità è l’anticamera della sbirritudine, ha affermato Totò Riina. E il protagonista è curioso oltre ogni limite: vuol comprendere, attraversare la “palude” in cui vive e prospera la società mafiosa, e rompere la calma stagnante con il suo urlo di rabbia e la sua ricerca di pulizia. Leggete questa voce incazzata e incazzatevi anche voi, come me. Perché la sua personale lotta,realmente pagata sull’unghia in termini di carriera, dolore e famiglia –l’incontro con il vero poliziotto, ovviamente anonimo, è avvenuto quando la sua esistenza era al minimo e la sua rabbia all’apice- è anche la nostra. Eppure, nonostante la comunione di intenti tra lettore e voce narrante, quasi ci si augura che la smetta, che pensi alla sua famiglia che si sgretola, ai rischi che corre in prima persona e fa correre a chi gli sta attorno. A quello che la sua lotta gli costa. Ma lui non ci riesce, non può: è malato di sbirritudine. Malattia che non presenta remissioni, morbo dai sintomi gravissimi: impossibilità di scendere a compromessi, rigidità nei rapporti coi colleghi, inflessibilità verso i delinquenti. Uno sbirro vero è una pietra durissima in un ingranaggio ben oliato, che macina nello stesso impasto mafiosi, politici, poliziotti e vittime: e lui, che in quell’impasto senza nome non vuole finire, separa meticolosamente il grano dal loglio, senza possibilità di fraintendimento:

I mafiosi sono vigliacchi. Io la divisa la porto alla luce del sole, loro si nascondono. Io ho una casa con il mutuo e pago le tasse, loro hanno tutto ammucciato. […] Io rispetto le regole, loro se le inventano. Io chiedo e loro impongono.

Il protagonista del romanzo, in cui luoghi, nomi e fatti sono stati alterati, ma restano riconoscibili a siciliani e non –Prezia potrebbe essere Castelvetrano, Fifi Bellingeri forse Messina Denaro – è scomodo, fissato con la sua idea di giustizia, si potrebbe quasi definire monomaniaco. Non si prova “simpatia” leggendolo, allo stesso modo in cui non si può amare il trapano del dentista, il bisturi del chirurgo. Eppure, eppure. Mentre lo leggiamo, pensiamoci: se ce ne fossero tanti come lui, se non fosse una battaglia quasi solitaria, se di quelle voci inflessibili si levasse un coro assordante, la nostra incazzatura -e la sua- forse troverebbero tregua. E ci sentiremmo tutti un po’ più puliti.

                                                              Francesca Schipa

Sbirritudine, Giorgio Glaviano - Rizzoli 2015 - Pagine: 450, 18.00 €

Sbirritudine, Giorgio Glaviano – Rizzoli 2015 – Pagine: 450, 18.00 €

Annunci

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

Categorie: diLetti

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

Iscriviti

Iscriviti al nostro feed RSS e ai nostri profili sociali per ricevere aggiornamenti.

Non c'è ancora nessun commento.

E tu cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

you can call me outsider

io. tu. panna montata. manette. altre domande stupide?

orlando furioso

il blog di Deborah Donato

Se lo scrivi resta

diario di una ragazza comune, ottimista a modo suo

marisa salabelle

Fu così che Efisia Caddozzu venne al mondo. Mischinedda , pensò la levatrice mentre la presentava ai parenti riuniti. Ellusu, pensò la nonna, una parola che nel suo vocabolario alquanto limitato stava a significare molte cose diverse a seconda delle circostanze.

Luca Bottura

Satira gratuita, ma anche a pagamento

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

trecugggine

le cugine parlano di libri

Il pulpito del libraio

Accade in una libreria di provincia. Voi umani non potreste nemmeno immaginarlo!

aliceinwriting - vita da biblioteca e suggestioni sparse

Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

VITA DA EDITOR

Interviste, recensioni e retroscena dell’editoria – a cura di Giovanni Turi

Scrivere creativo

Esercizi di scrittura creativa.

strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Muninn

libri da ricordare

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: