La storia infinita, oggi.

 

“Tutto ciò che accade, tu lo scrivi”, disse. “Tutto ciò che io scrivo accade”, fu la risposta.

L’Infanta Imperatrice e il Vecchio della Montagna Vagante

 

Andrea Angelo Adelfi non era contento: il fatto che il nonno Bastiano fosse venuto a prenderlo all’uscita di scuola per portarlo a fare una “straordinaria scoperta” significava perlomeno un giro infinito in un museo stracolmo di robe orrende. Niente scambio di figurine di Yu-Gi-Oh!, e pensare che aveva trovato un acquirente per il suo doppione di Reginald Kamishiro detto “Shark”: il bullo rivale di Yuma Tsukumo, una schiappa assoluta –diciamolo- fino a che non appare Astral.

E invece niente, la transazione doveva essere rimandata per questo “fantastico pomeriggio” col nonno.

Ora non è che Andrea non gli volesse bene, al nonno; però bisognava ammettere che il vecchietto era completamente fuso, andato, paleolitico: non usava internet, non aveva neanche uno smartphone e soprattutto continuava a regalargli -ad ogni festa- quei noiosissimi libri. Insomma: uno strazio sicuro il nonno e un doppio strazio si prospettava quel pomeriggio. Per fortuna, Andrea poteva giocare a Angry Birds sul cellulare mentre seguiva il nonno verso non si sa quale “meravigliosa” destinazione.

Bastiano Baldassarre Bucci ci mise non poco a ritrovare la via vicina alla sua vecchia scuola: come se la strada volesse a tutti i costi nascondersi tra muri ricoperti da strati di vernice, manifesti elettorali e cassonetti della differenziata, vi passò vicino diverse volte prima di vederla. Era quasi l’imbrunire quando finalmente arrivarono davanti all’insegna impolverata:

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otairauqitnA ilodnairoC onaitsaB aerdnA eralotiT

Questa scritta stava sulla porta a vetri di una botteguccia, ma naturalmente così la si vedeva solo guardando attraverso il vetro dall’interno del locale in penombra.

– Guarda, guarda, guarda!

– Ma cosa, nonno…- sbuffò esasperato il ragazzino: il cellulare si era scaricato e iniziava a pensare di ricorrere ad una scusa per esser riportato immediatamente a casa. – È un’insegna messa al contrario, chissene…

Ma osservando il nonno vide che, a dispetto delle sopracciglia chilometriche e dei peli che gli spuntavano dalle narici, brillava come uno che ha sconfitto Ganon sulla Montagna della Morte. Anzi, aveva la faccia di uno che ha appena baciato Zelda in persona.

Incuriosito, seguì il nonno in quella che aveva l’aria polverosissima di una rivendita di libri usati: dietro la porta un piccolo grappolo di campanellini d’ottone sospeso sul battente cominciò a tintinnare tutto eccitato e ci volle un bel po’ prima che si rimettesse tranquillo.

– Ah, davvero interessante- mugugnava tra sé Andrea- Apocalittico. Quando lo racconterò non ci crederà nessuno: un pomeriggio libero sprecato in mezzo alla puzza di carta muffita con due vecchi rimbecilliti. Due, perché nel frattempo il nonno si era messo a parlare con il proprietario della libreria, senza minimamente curarsi di lui. Che cavolo lo aveva portato a fare lì per poi parcheggiarlo come un moccioso di tre anni in un angolo? Provò ad agitarsi un po’, sbuffando, ma niente, non lo calcolavano proprio. Afflitto, iniziò a guardarsi intorno in cerca di un televisore, qualcosa per passare il tempo, macché… pile e pile di libri accatastati come cadaveri in decomposizione, e a proposito: si stava perdendo pure la puntata di American Horror story, porcaloca!

Andrea si avvicinò al nonno deciso a fargli capire che un ragazzo di dieci anni ha le sue esigenze, i suoi impegni e…

… si ritrovò a fissare il libro che il tizio probabilmente stava leggendo quando erano arrivati. In bella vista sulla scrivania c’era un tomo con una copertina color rubino cupo e sopra due serpenti, uno scuro e l’altro chiaro, che si mordevano la coda, formando così un ovale. E in questo ovale c’era il titolo, in strani caratteri:

LA STORIA INFINITA

Come se spandesse un incantesimo strano e silenzioso, attirava il suo sguardo: in un attimo, o forse ci vollero diversi minuti, un’idea prese forma nella mente di Andrea. Una volta formulata, gli sembrò l’unico pensiero sensato di quel pomeriggio assurdo.

Afferrò un foglietto dalla scrivania ingombra e scrisse a stampatello (il corsivo non gli usciva ancora benissimo):

NONNO, NON PREOCCUPARTI, TORNO A CASA.

Poi afferrò il libro e fuggì come inseguito da mille Gormiti in assetto di guerra. Bastiano Baldassarre Bucci e Andrea Bastiano Coriandoli, figlio di Carlo Corrado Coriandoli, si scambiarono uno sorriso complice, annuendo.

Due giorni dopo, all’uscita di scuola, Andrea accolse il nonno con un sorriso larghissimo e lo abbracciò forte anche se c’erano i compagni.

– Nonno! Che bello vederti, volevo ringraziarti per l’altro pomeriggio. Anzi, anzi… scusami per essere scappato via in quel modo, ma dovevo… ho pensato che…

Andrea si impappinava, ma il nonno lo prevenne:

– So com’è, Andrea… Per me è stato lo stesso, sai.

– Nonno! Ma…anche tu…? – il ragazzo sgranò gli occhi, incredulo.

– Sì, ma ora dimmi di te. Raccontami tutto: dimmi di Fantàsia, come ti è sembrato?

– Fantàsia? Mai sentito, ‘sto sito. Io l’ho messo su E-bay. Ed è andato subito, eh? Un’ora dopo l’inserzione l’avevo già venduto al miglior offerente. Un botto di soldi, ci ho fatto. E guarda: ci ho comprato l’Iphone 6! Ti rendi conto? Sono l’unico in classe mia… l’unico!

Quella sera, Bastiano Baldassarre Bucci tornò dal signor Coriandoli e insieme aspettarono che arrivasse il Grande Nulla.

“Ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta”.

 

                                                               Francesca Schipa

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Categorie: d'Inediti

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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