Colazione da Tiffany, di Truman Capote

She walks in beauty, like the night

Of cloudless climes and starry skies;

[…]

 

Nonostante mi impegni, nei miei scaffali regna una confusione sulla quale domino incontrastata (nel senso che io sola so dov’è un determinato libro, e neanche sempre). Pertanto io sapevo che era lì, nella libreria blu, e di tanto in tanto mi ripromettevo di prenderlo. Lui occhieggiava, nel suo abitino ormai sbiadito, io sapevo che un giorno mi sarei fermata e gli avrei teso la mano. E pochi giorni fa l’incontro, felice e sorprendente. Mentre lo aprivo sentivo già il turbine di eleganza, mondanità e leggerezza del film di Blake Edwards. tintinnio di diamanti e ghiaccio di deliziosi cocktail.

Ma Colazione da Tiffany di Truman Capote è una storia del tutto differente, struggente, autunnale ed amara, e la foto che ho scelto per illustrare l’articolo svela l’intima essenza della protagonista del libro.

La narrazione della vita di Holly Golightly ha la voce di un giovane scrittore che tratteggia la figura della sua vicina di casa per un breve periodo, una donna-bambina, estrosa ed imprevedibile. La sua esistenza è perennemente “in transito”, come scrive sulla sua cassetta delle lettere, costellata di uomini che usa senza rimorsi e in maniera del tutto “amorale” (parola che non implica alcun giudizio da parte mia): mentire le viene spontaneo e non esita a creare storie ad uso e consumo della numerosa corte maschile sulla quale regna con capricciosa tirannia.

Ma ha classe, lei, è a posto, e riesce a spuntarla. Anche quando porta occhiali grossi così, anche quando apre la bocca e non si capisce se viene giù dalle montagne, se è una campagnola o chissà che. E io non lo so ancora. Secondo me, nessuno saprà mai da che parte è saltata fuori. È così bugiarda che forse non lo sa più nemmeno lei.

In realtà, Holly nasconde come molte persone dall’apparenza frivola una complessità ben celata dalla sfacciataggine. Come una barchetta priva di ormeggi, è spinta verso un’esistenza fatta di correnti e gorghi, rifuggendo i legami al punto di non voler dare neanche un nome al suo gatto rosso, perché “dovrà aspettare fino a che non apparterrà a qualcuno“.

Quella di Holly non è la gradevole promenade newyorkese di una ragazza lieve nel corpo quanto nello spirito, come ci lascerebbe credere la favolosa icona di una Audrey Hepburn in tubino nero e grandi occhiali. È invece il percorso disperato di una creatura ferita e marginale, mossa dalla paura e dall’egoismo primordiale di chi deve salvarsi la vita.

Il suo solo amico è il narratore, malinconico e solitario in una New York glamour e indifferente: ma è una figura indistinta, senza nome, che pare vivere solo per tramandare il suo ricordo di Holly. Ed è un ritratto dolceamaro, sottolineato da alcuni tocchi scuri che creano ombre sul personaggio donandogli contemporaneamente “carne” e carattere. L’amore mai dichiarato per questa straordinaria figura di donna si palesa nei dettagli gelosamente custoditi e nelle lunghe frasi che riempiono la memoria dello scrittore e finalmente, quasi con un respiro di sollievo, viene condiviso con il lettore.

E, a un tratto, accadde. Mentre guardavo i colori sfumati dei capelli di Holly balenare nella luce rosso-gialla delle foglie, l’amai abbastanza da dimenticare me stesso, le mie disperazioni egoistiche e da essere contento perché stava per succederle qualcosa che lei pensava felice.

Vaso fragile che nasconde una rottura irreparabile, Holly Golightly attraversa brevemente la vita del narratore e del lettore come un lampo di luce; ed è in quella luce che diventa infine mito.

Colazione da Tiffany, Truman Capote - trad. Bruno Tasso, ed. Garzanti, 2007 - pagg. 128

Colazione da Tiffany, Truman Capote – trad. Bruno Tasso, ed. Garzanti, 2007 – pagg. 128

 

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Autore:diLetti e Riletti

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One Comment su “Colazione da Tiffany, di Truman Capote”

  1. 11 febbraio 2015 a 20:28 #

    Tra i miei libri preferiti in assoluto, fantastico anche il film con una Audrey Hepburn inimitabile!

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