Storia della bambina perduta di Elena Ferrante

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non posso essere davvero obiettiva, è una premessa che devo necessariamente fare. Il mio giudizio è viziato ed è l’amore a renderlo incompleto, inadatto, distorto. Tre anni fa, con la pubblicazione del primo volume de L’amica geniale, che sarebbe dovuta essere una trilogia e che invece ha visto poi venire alla luce quattro romanzi dalla penna di Elena Ferrante, mi sono legata ad una storia, a questa storia, in un modo che prescinde dalle qualità intrinseche della narrazione, dell’autrice, della trama.

È forse questo modo violento di imporsi al lettore, questo scavare dentro di lui per restituirgli le sue miserie e i lampi di grandezza, di genialità, ciò che rende quest’opera diversa da altri romanzi di formazione, di crescita. E ora che è arrivato il momento di dire addio a Lina e Lenuccia ci si trova, io mi trovo, nell’inaspettato risultato di fare i conti prima con se stessi che con i testi letti. È indubbio che la Ferrante scriva in un modo unico, con la straordinaria capacità di mantenere chiarezza e semplicità pur senza divenire mai banale, senza mai ostentare la sua capacità di costruire una trama arzigogolata e pregna ma anche senza sovraccaricare gli occhi e la testa di chi le sue parole se le ritrova davanti tutte insieme, di chi vive con lei la storia.

Ma c’è altro, molto altro. I suoi indomiti personaggi non assecondano in alcun modo i desideri di chi legge: la Ferrante lascia che crescano, invecchino, vivano e spariscano senza lasciarsi mai corrompere e pilotare da una faciloneria di sentimenti che forse avrebbe reso meno indigesti, dolorosi e laceranti alcuni passaggi, venendo incontro tutto sommato ad un desiderio giustificato di chi ha amato le sue donne: ritrovarle nella vecchiaia felici, soddisfatte, compiute. E invece no, anzi: Lila si è definitivamente smarginata ed è lei stessa perduta come la sua bambina, Lenuccia ha perso nella vita più di quello che ha ricevuto. Il talento eccezionale di Elena Ferrante non si asserve, non devia, non concede ma precede, guida e definisce come se certificasse che il suo lavoro straordinario traccia un racconto che in quanto narrazione e finzione non può cedere ai facili sentimentalismi per rimanere verosimile. La verosimiglianza di queste donne, l’idea che dopotutto ad ognuna di esse sia riconducibile un pezzo di noi è assimilabile ad una profonda lacerazione, io non assomiglio a Lila perché sono capace di grandi intuizioni, sono simile a Lila perché capace di cattiverie, perfidie e meschinità; non assomiglio a Lenuccia perché cerco di perseguire con volontà e fatica i miei desideri ma perché spesso, nonostante tutta l’emancipazione concessami dal periodo storico in cui sono nata, ho messo tutto da parte per un uomo, per l’amore.

Ecco perché non posso e non voglio essere imparziale, non mi interessa affatto stabilire se questo libro sia come lo desideravo, come mi aspettavo o come sarebbe dovuto essere. Ne ho amato a sproposito anche le imperfezioni, ne ho assaporato i piccoli difetti, ho lasciato che le pagine che non mi convincevano mi comunicassero la grandezza di quella che secondo me è la più grande autrice italiana contemporanea. In quelle imperfezioni che hanno sporcato qualcosa di quasi perfetto ho sentito questo romanzo, e gli altri tre, ancora più veri, più importanti, più miei. Non voglio raccontare della trama o di quello che accade, se avete letto i primi tre volumi non vorrete in alcun modo saperlo capitando per sbaglio su questa pagina, né tantomeno voglio raccontarne a chi la saga non l’ha ancora, ahilui, cominciata. La storia conta ma non è tutto, in questi libri più che mai.

Mentre il cerchio si chiude, la bambola torna al suo posto che non è quello giusto e il tempo segnala chi tra le due amiche sia la vera “amica geniale”.

Posso solo dire che questi libri mi hanno lasciato un segno così tangibile e doloroso che mentre ho scoperto che alcuni sono stati delusi dal fatto che il terzo non fosse l’ultimo, io ne avrei voluti ancora, altri cinque, altri dieci, altri cento. La mia Napoli, la mia Lenuccia, la mia Lila che si sedimentano dentro chi comincia a leggere; io da napoletana conosco l’urgenza di scappare e la voglia di restare che si mescolano e danno origine al più classico dei confronti, quello tra Eros e Thanatos. E l’amore e la morte sono i motori principali di questi romanzi, di questo rione dove Lila e Lenuccia crescono, vivono, cambiano e che poi abitano o dal quale fuggono, l’una il rovescio dell’altra.

Questa fine è uno strappo lacerante, dolente eppure magnifico. La letteratura -quella vera- nutre e allo stesso tempo svuota, dona e toglie, insegna e ammutolisce. Davanti a questi anni, a questo amore, a queste pagine, chiedo scusa, non potevo proprio essere imparziale.

 

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Categorie: diLetti

Autore:diLetti e Riletti

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9 commenti su “Storia della bambina perduta di Elena Ferrante”

  1. 26 novembre 2014 a 11:42 #

    Deduco che, se non ho mai letto nulla della Ferrante devo iniziare dal primo (che ho sul mio ebook ormai da due anni e non so per quale motivo non mi convinco mai a iniziare).

    • 26 novembre 2014 a 13:45 #

      Fatti un bel regalo, inizia. E poi fammi sapere… 🙂

      • 26 novembre 2014 a 15:26 #

        Farollo! Anzi ti confesserò, sono a pagina cinque 🙂

      • 26 novembre 2014 a 19:39 #

        Ma brava! 🙂

      • 1 dicembre 2014 a 09:08 #

        Lo sto divorando. Mi piace moltissimo. Grazie 🙂

      • 3 febbraio 2015 a 12:59 #

        Sono tornata per dirti che li ho letto tutti d’un fiato, il primo, il secondo e il terzo. Poi mi sono fermata, satolla. Sono sicura che leggerò anche il quarto e ultimo anche se stanno perdendo a poco a poco vigore. Lena e Lila, fuori da Napoli, non hanno la stessa potenza.

      • 5 febbraio 2015 a 13:50 #

        Io ho avuto l’impressione che sia stata una scelta voluta dell’autrice di far in modo che i personaggi perdessero identità. Come Lila soffre di quella che lei definisce “smarginatura” così Elena, fuori dal suo contesto naturale, diventa quel che si può dire né carne né pesce. Mentre nei primi tre libri ho molto amato Lenuccia rispetto a Lila, nell’ultimo mi sono ritrovata a quasi detestarla. Non ti anticipo altro e aspetto le tue impressioni.

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    […] lì apposta: ditegli che siete tristi perché la Ferrante ha scritto l’ultimo libro della saga de L’Amica Geniale, confessategli che avete pianto leggendo Zerocalcare, arrabbiatevi perché quel tal famoso […]

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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

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