Chiamatemi Ismail (o forse Nobel)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La letteratura autentica e le dittature sono incompatibili, lo scrittore è nemico naturale delle dittature

Autore di questa dichiarazione inequivocabile, il più noto scrittore e poeta albanese, Ismail Kadare, parlando dei tanti dissidenti perseguitati e uccisi dal regime di Enver Hoxha.
L’autore di numerosi romanzi, tra cui Vita, avventure e morte di un attore, I tamburi della pioggia  e Il palazzo dei sogni, saggi e sceneggiature per il cinema, è oggi finalmente candidato al premio Nobel per la letteratura. C’è da chiedersi come mai, nonostante la sua trentennale, ricca carriera, non l’abbia mai ricevuto: in effetti, il comitato dei premi Nobel si pone la questione del comportamento dell’autore durante il regime assoluto di Hoxha, dittatore che reclamava obbedienza totale e sottomissione assoluta dell’intellighenzia albanese, torturando e liquidando ogni dissidente. Come ha potuto Kadare sopravvivere durante questa dittatura?

La domanda è insieme giusta e ingiusta: non è infatti detto che si debba necessariamente essere martiri, e opporsi al carnefice per essere giudicati oppositori; tuttavia è vero che Kadare era uno dei pochi intellettuali che poteva viaggiare all’estero con una delegazione, ma è anche vero che tutta la sua famiglia restava in Albania, impedendogli di fatto il tradimento e la fuga in Occidente. Solo nel 1990 Kadare ha potuto richiedere asilo politico in Francia, diventando poi membro dell’Académie Française.

Oggi pare che sia tra i favoriti all’assegnazione del Nobel per la letteratura: è cambiato il passato o è cambiato il modo di guardare al passato?

Ai posteri, come si dice, l’ardua sentenza. Intanto aspettiamo notizie dalla Svezia.

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Categorie: diNotizie tascabili

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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