Non è una commedia romantica

La vide e immediatamente ne notò le labbra carnose, se le immaginò sul corpo e un’immediata protuberanza comparve nei suoi pantaloni. Lei sentì gli occhi di lui su di sé e cercò di offrirgli il profilo migliore di riflesso, ancora prima di avere avuto modo di guardarlo davvero. Una canzone dei Ramones riempiva il locale, ambedue ne cantarono una strofa guardandosi. Con un negroni saldamente nella mano e un altro già consumato lui trovò il coraggio di avvicinarla e lei non si ritrasse, seguirono futilità. Eppure il nome e cognome di lei riuscirono a scivolare nella conversazione, lui le toccò un braccio prefigurandosi il contatto ulteriore: quello su facebook.

La aggiunse ai suoi amici, la sommerse di mi piace, le conversazioni in chat furono ininterrotte, lei si fece trovare sempre online e lui non lesinò mai la sua presenza; arrivarono quindi i caffè. Caffè pomeridiani che si trasformarono ben presto in drink serali, e le parole crebbero col desiderio. Una come lei non l’aveva mai incontrata, lo faceva sentire felice, pensava a lei continuamente, questo le diceva; lei invece era restia a lasciarsi andare sebbene lo desiderasse con eguale intensità. Le gambe incrociate di lei puntavano verso di lui, il gomito di lui sfiorava la pelle nuda di lei, fare sesso era il passo successivo, ma lui disse no: voleva fare l’amore.

A casa di lui tutto parve accoglierla sebbene nulla fosse studiato, quando lui la strinse lei sentì le sue mani forti risalire dai fianchi ai seni e trattenne il fiato sentendosi grassa. La pancia le sparì in un istante, perché poi così grassa non era, e lui finse di non accorgersi del fatto che le mancava il fiato, prese quindi tra le mani i seni tutto sommato turgidi e lei si mise a gemere. Lui si bloccò, immobile si chiese se gemesse o si lamentasse infastidita, temendo non le piacesse quella strizzatura che più che a un preliminare assomigliava ad una mungitura, lasciò un po’ la presa e le si fece più vicina perché lei ne sentisse il sesso. Quando lei lo avvertì vicino alla gamba destra trasse un enorme sospiro di sollievo: c’era! Non come l’ultima volta, in quell’agriturismo in cui aveva trascorso tre terribili giorni con un altro al quale non mancava l’impegno, ma la materia prima.

Finalmente raggiunsero il letto e lui la spogliò piano, con dolcezza, lei non aveva mai sentito prima tanto imbarazzo, desiderava solo che si sbrigasse per potersi infilare sotto le lenzuola ma sorrise fingendo che il rituale le piacesse. Lui, pago dell’espressione beata di lei, le sfilò ogni indumento placidamente e le prese i glutei tra le mani infilandosi tra le sue gambe per poi accarezzarle, lei si premurò che lo facesse nel verso dei peli: la ceretta non è mai perfetta. Lui si rese conto che lei era davvero più grande di lui, più alta, troppo imponente e rinunciò immediatamente all’idea di sollevarla tra le braccia e fare sesso aereo, al pensiero dell’umiliazione di precipitare a terra quasi perse l’erezione. -Sei bellissima- le sussurrò e lei provò un’immensa gratitudine visto che la posizione in cui si trovavano la faceva sentire un tricheco, le gambe da stese e senza appigli non riuscivano in alcun modo a simulare la tonicità dei vent’anni. Poi le fu dentro e a lei piacque da morire, tanto quanto a lui, e poi cercarono per i minuti successivi di prendersi le misure.

Lei si sentì sua, lui la sentì sua, e riuscirono persino a godere mentre lui cercava di non deludere lei che cercava di non deludere lui. E ancora, ancora, ancora. Le pance sbatterono tra loro producendo rumori inappropriati, come pure accadde quando lui la prese da dietro, lui le tirò i capelli troppo forte, lei gli fu sopra sgraziatamente e gli fece male a un’anca. Lei lo guardò mentre veniva e capì che quello era il posto in cui desiderava essere, esistere, godere e nascondere la pancia, lui la guardò venire e capì che prima di poterlo rifare gli ci voleva almeno un quarto d’ora. Lei capì che voleva essere sua, lui capì che aveva sonno. Lei si sentiva bisognosa di conferme e cercò di provocarlo, -è stato bello scopare con te- disse, -abbiamo fatto l’amore- la corresse lui. Comincia qualcosa di bello pensò lei, comincia ad albeggiare pensò lui. Dormirono abbracciati finché la calura del sole di mezzogiorno non li strappò dalla morsa in cui la stanchezza aveva bloccato lui, e la felicità lei.

Al mattino lui non lesinò di dirle che era stato un momento bellissimo, lei no, lei si sentiva titubante. Al momento del commiato lei sapeva che le notti con lui sarebbero state tante, lui la salutò con un bacio appassionato. Quando la porta si richiuse separandoli lei sorrise ebbra e piena, e pure dolorante, lui prese il cellulare, si grattò, e la cancellò dai contatti. Speriamo non si attacchi come una cozza pensò, però è stata una bella scopata.

 

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Categorie: d'Inediti

Autore:diLetti e Riletti

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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

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