#BringBackOurGirls, il giorno è oggi!

Ci sono giorni in cui mi sento sopraffatta dal ribrezzo e da un senso di impotenza, giorni in cui l’atto di scrivere appare senza senso, eppure scrivere è quello che so, o almeno tento, di fare. Ci sono giorni in cui più di duecento ragazze, poco più che bambine, sono rapite nella notte dal dormitorio del loro collegio di Chibok e giorni in cui è una ragazzina a lanciare una campagnia di mobilitazione: Malala Yousafzai e #BringBackOurGirls.

“Se a questa generazione non daranno libri, qualcuno darà pistole” ha detto l’attivista pakistana Malala, la più giovane candidata al Nobel per la pace, che ha rischiato di perdere la vita in seguito a un attentato infame nell’ottobre del 2012: dei colpi di pistola volevano spegnere la sua voce che si alza tuttora per chiedere di esercitare un diritto, quello all’istruzione. Ma i libri sono pericolosi, l’educazione è pericolosa, soprattutto se a studiare è una donna. Non il ciclo, non le ovaie, non la possibilità di procreare ci rendono diverse dagli uomini, ma la paura. Solo scriverlo mi crea angoscia, mi rifiuto di assecondare un modello che ci vede vittime indifese eppure… Eppure penso al buio, e ai sottopassaggi, ai vicoli di notte e a quei paesi dove nascere donna è considerata sciagura tanto da condurre alla morte al primo vagito, alle mutilazioni, al cambiamento di sesso forzato per via chirurgica in giovane età, al rapimento, alla vendita e alla riduzione in schiavitù.

La paura accomuna noi e loro, fino ad ora. Perché a pensarci, adesso, mentre scrivo, mi risuona in testa un motto: Se non ora, quando? Il giorno è oggi! E che sia un manifesto, il mio manifesto, il vostro, quello di ogni donna: IO NON VOGLIO PIÙ AVERE PAURA.

Io sono padrona del mio corpo e del mio destino.

Io non sarò considerata del sesso sbagliato.

Io non sarò mutilata, uccisa, stuprata, venduta, schiavizzata.

Io non avrò più paura del buio.

Io avrò diritto ad avere un’educazione.

Io non sarò mai più una vittima.

E ridateci le nostre ragazze, restituitele alle loro famiglie, al mondo, alla loro vita. E la comunità internazionale faccia la sua parte, e se non lo farà, se sarà una bambina a dover alzare la voce, allora gridiamo con lei.

Il governo nigeriano non si occupa abbastanza della questione, ma la Nigeria possiede il petrolio, e come successe per Ken Saro-Wiwa, pare che questo valga più della vita d’un uomo, figuriamoci di quella d’una donna. E questo non è più accettabile! Che siano messi in moto tutti i mezzi a disposizione per fare pressione su quel governo che ignora delle adolescenti che potrebbero essere figlie mie e figlie vostre. E non ricordiamolo solo oggi, ma continuiamo tutti i giorni a levare il nostro grido finché qualcosa non accadrà.

Libri, non pistole. Donne, non vittime.

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Categorie: diLetti

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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