La poliamorosa

Non seguo una certa tv, ma non vivo in una grotta e ne ho sentito parlare: conduttrice con le lacrime appuntate con gli spilli, minori all’ascolto, cose di sesso mal raccontate e questo termine, poliamorosi. Ci avete mai fatto caso? I media sono ciclici (ciclico è uno di quei termini che mi induce a pensare di avere dei grossi problemi, per scriverlo ci ho messo un quarto d’ora): un mese tutti i pitbull impazziscono e mangiano i bambini -cani comunisti-, un mese tutti i rom entrano simultaneamente nelle ville della Padaniachenonc’è, un mese tutti i politici del mondo hanno l’amante bona, ma bona-bona. Ecco, il mese scorso non c’erano più le coppie, ma i triangoli, i quadrangoli e le orchestrine.

Ebbene anche io sono una poliamorosa, e quindi oggi che è San Valentino uso il mio media (wordpress comunque si prende una cifretta per farmi stare qui), e lo uso per dichiarare il mio amore. In fondo sono una romantica… sotto, un po’ più sotto, ancora un pochino. Ecco, lì, vicino alle scarpe. Però è ovvio, una poliamorosa a modo mio…

Ti amo Edgar Allan Poe, per avermi fatta morire di paura e avermi però insegnato che può essere eccitante, per avermi fatto scrivere milioni di storie in cui la lei si chiamava Ligeia e avermi fatto dubitare della mia capacità di essere originale. Grazie per aver inventato il genere poliziesco e l’espediente della porta chiusa: senza te non esisterebbe nemmeno una serie crime.

Ti amo Pablo Neruda, perché hai amato la tua terra, il Cile sotto la dittatura, e mi hai commossa. Ma hai amato pure una cipolla puzzolente e mi hai incantata parlandone. L’impegno politico e l’amore carnale hanno fatto di te un uomo con tutte le maiuscole.

Ti amo Stephen King perché hai creato per me universi paralleli, mondi, mostri, saghe ma anche solo alberghi desolati che m’hanno tolto il fiato, perché per colpa tua ho paura dei pagliacci, perché sei il Re. Ah e anche perché mi hai insegnato ad amare oltre qualche delusione (diciamocelo hai scritto pure certe schifezze…).

Ti amo Gabriel Garcia Marquez perché il realismo magico non avrebbe avuto senso senza di te che mi hai fatto credere fermamente in cose impossibili e pure così vere.

Ti amo Agatha Christie perché hai inventato Poirot (un belga con quei baffi è irresistibile), perché con la tua esistenza hai distrutto un pregiudizio (le donne non sanno scrivere gialli), perché sei scomparsa e nessuno sa ancora dove sei finita.

Ti amo Italo Calvino perché sei stato un maestro dello stile ma anche delle storie e dell’ironia ma, lo ammetto, ti amo soprattutto per il Barone rampante e quel ragazzino “Sono io” (altro che quella lagnosa di Emma).

Ti amo Gustave Flaubert perché quella lagnosa di Emma l’hai fatta suicidare. Vabbè sì, ti amo pure per le impareggiabili descrizioni ma di più perché mi hai levato dalle scatole Emma.

Ti amo Fedor Dostoevskij perché hai tratteggiato l’oscurità dell’animo umano, delle passioni e delle perversioni per primo (chiaramente parlo della mia esperienza letteraria) e perché a quindici anni ho letto L’idiota e non ho potuto più lasciarti e mi hai fatto scoprire i russi. Ah come amo i russi, tutti tranne Putin.

Ti amo Oscar Wilde per le tue fiabe barocche, tristissime come quella del principe felice. Ti amo nonostante tutte le insulse citazioni che circolano in rete, vere o fasulle che siano. Ti amo per le tue lettere d’amore, e solo i vittoriani e Putin potrebbero dubitare che di vero, profondo, struggente sentimento si trattasse.

Ti amo Alda Merini per la tua penna vibrante e il tuo animo tormentato, perché eri una piccola ape furibonda e io non sono piccola, ma furibonda sì. Perché eri una donna libera anche se ti hanno rinchiusa.

Ti amo Grazia Deledda e non saprei spiegarti bene il perché, ma le tue novelle mi hanno segnata per sempre.

Ti amo Pirandello per centomila motivi e anche di più, e perché hai descritto ogni personaggio che credo sia possibile inventare. Da quando ti ho letto mi sento abitata da inquilini pazzi di cui non riesco a fare a meno.

Ti amo Dacia Maraini, amo le tue protagoniste femminili alle quali hai dato luce e vita anche quando erano perdenti, perché mi hai stravolta con uno dei racconti della raccolta Buio e se solo penso piccione avrei voglia di urlare. Perché sei una donna e questo poteva penalizzarti (non perché l’utero ci renda inabili ma per i pregiudizi di genere e la famigerata scrittura “femminile”) e invece non sei una brava “scrittrice”, ma una delle migliori penne italiane.

Ti amo scrittore e scrittrice che non ho nominato, perché mi regali te stesso ogni volta che apro un libro, ma mi regali anche me stessa e qualcosa di cui ho davvero bisogno.

E infine ti amo maestra delle elementari, perché mi hai regalato un mondo, però la prossima volta fatti i fatti tuoi che se magari avessi amato la matematica mi sarebbe andata un poco meglio…

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Categorie: diGressioni

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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