Dreams are my reality: #Masterpiece

I tempi in cui Reality era soltanto la mielosa colonna sonora de Il Tempo delle Mele.

***

Insomma, ci siamo.

Con l’inizio di Masterpiece, stasera, l’irreale mondo del reality entrerà in contatto con il mondo -o quanto esteso!- di coloro che si dedicano alla scrittura, che sia per professione o per passione.

Mentre in questi giorni su web e carta stampata si alzano polemiche di ogni tipo, per ora io mi mantengo “tra color che son sospesi”; mi spiego meglio: non mi garbano i reality, questo in linea generale. L’atmosfera snaturata, le finte confessioni, il sentimentalismo da retrobottega, i lacrimoni e gli sgomitamenti mi fanno quasi inevitabilmente auspicare l’abbattersi di un imprevisto tsunami di proporzioni bibliche sugli studi televisivi.

Tuttavia, poiché la musica mi piace, non disdegno una puntatina settimanale su XFactor, sperando che il mio anatema non si realizzi prima che i giudici pronuncino il verdetto fatidico.

A parte i miei personali gusti, questo reality in particolare ha suscitato un vespaio perché non di aspiranti pop-star si tratta, ma di aspiranti scrittori, e cioè di candidati alla produzione di cultura su carta stampata. E la Cultura, signori, non si tocca. Occhio, questo è solo la prima sponda, un modo di vedere le cose, se vogliamo. Riprendiamo da questo punto: la Cultura (conlaCmaiuscola, voglio sottolineare), quella delle polverose biblioteche e degli Intellettuali, non si deve, non si può toccare, lordare, infettare con il virus del marketing, con lo show e i reality.

Si lascia andare in malora Pompei, ma attentare alla Cultura per via televisiva, no, è troppo. Si celebra la Letteratura (notate quante maiuscole siano necessarie), ma non si vendono libri, e quelli che si vendono tanto sono Sfumature all’etto o Voli poco pindarici al chilo. Come sempre viviamo nel Paese della Contraddizione Assoluta, dove con la cultura non si mangia, ma per favore non avvicinatevi all’eburnea torre degli intellettuali a chiedere anche voi un tozzo di pane.

Ma lasciamo il lato delle maestose maiuscole e passiamo all’altra sponda, quella fatta di talent show, coach, on air e elevator pitch (cito testualmente dalla pagina del programma), quella svelta e produttiva e molto inglisc, che guarda al futuro dell’editoria. In questo territorio fatto di studi televisivi più che di studi leggiadri e sudate carte, il libro diventa un prodotto come altri, come un deodorante –effettivamente per i sudori leopardiani potrebbe essere utile- o un pacco di fette biscottate. Bisogna venderlo, questo benedetto prodotto, e capisco che una casa editrice non sia un’opera benefica; e capisco che la letteratura detta d’evasione sia molto più appetibile per il grande pubblico, che compra (anche se non legge poi tanto); e capisco persino che Fabio Volo faccia vendere infinitamente più copie dello Zibaldone o degli Appunti di diritto bellico del Verri. Capisco tutto.

Ma è anche vero che un editore ha il compito –se non quello idealistico di ergersi a difensore della cultura- almeno quello di effettuare una scelta critica non delegabile ad una giuria di scrittori più o meno noti e secondo le regole di uno spettacolo televisivo. Insomma, “qualcosa di più di un rapporto contrattuale e di un fatto industriale” come sottolineava Valentino Bompiani (il fondatore di quella stessa casa editrice che pubblicherà il fortunato vincitore del reality).  E nonostante l’attività di una casa editrice sia comunque di carattere essenzialmente economico, essa non dovrebbe prescindere mai da un rispetto e da un’attenzione verso il valore veicolare di cultura che esiste o dovrebbe esistere in ogni libro che pubblica.

Il libro, sia esso romanzo saggio o poesia, deve coinvolgere al massimo l’intelligenza e la sensibilità del lettore[…] Al pari di un quadro, scultura o monumento quel testo ti arricchisce non solo nell’immediato ma ti muta nell’essenza.

Opinione di Giulio Einaudi.

Tuttavia il discorso è lungo e complesso: merita sicuramente più di una riflessione. Per cui mi fermo qui, sospesa, rimandando il seguito al dopo-trasmissione.

E nell’attesa, ricordo nostalgica quando Masterpiece era il singolo di Gazebo più ballato in discoteca. Come “Gazebo chi?”

 

firma FS5bis

Annunci

Tag:, , , , , ,

Categorie: diGressioni

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

Iscriviti

Iscriviti al nostro feed RSS e ai nostri profili sociali per ricevere aggiornamenti.

4 commenti su “Dreams are my reality: #Masterpiece”

  1. 17 novembre 2013 a 11:20 #

    Mmmh.
    Guarda, in realtà non capisco molto la scelta di
    produrre un simile reality. Voglio dire, a giudicare dall’ora di messa in onda non ci credono neanche loro ò_ò
    Lo vedo ignorato dai più e guardato con un misto di indignazione, sospetto e pena da quelli interessati al settore. Io forse guarderò la prima puntata per pura curiosità, ma dubito che durerà a lungo e trovo alquanto improbabile che abbia successo.
    Su quello che dici sugli editori sono d’accordo. Mi fa tristezza vedere una casa editrice che abbandona il concetto di standard e di qualità per gettarsi sulle vendite. Tristemente, è quello che fanno soprattutto le BIG. Il profitto non è tutto, il rispetto è facile a crollare. E se fossi un editore e avessi nel mio catalogo le 50 Sfumature o simili… boh, sarò io snob, ma me ne vergognerei. Così come se fossi uno chef mi vergognerei di servire degli hamburger del McDonalds. Che per carità, piacciono a tanti, ma qualitativamente parlando…
    Mah. Staremo a vedere…

    • 17 novembre 2013 a 11:49 #

      Sono d’accordo con te: è puro marketing; ed è anche un tentativo sul genere “mi spubblico ma con un passo indietro”. Ancora una volta tutto dipende da quanto una casa editrice voglia diventare un mero affare commerciale -e va benissimo, ma ditelo che siete poco più di una piattaforma di self-publishing. Abbiamo un concetto idealistico del “mestiere” dell’editore? Forse (già il fatto che sia ancora un “mestiere”lo denota). Un motivo in più per rimpiangere i tempi dell’impegno, delle scelte, anche difficili, delle prese di posizione.
      Non sono proprio più i tempi delle mele.

      p.s. d’altronde la nostra posizione sull’editoria era molto chiara anche nell’articolo sui “bollini” 😉

  2. 17 novembre 2013 a 16:16 #

    Anche io sono curioso di vedere come hanno arrangiato la faccenda…più che altro credo sia sbagliato a livello di marketing investire su cose del genere. Mondadori spende una quantità inimmaginabile di soldi (veramente, ha comprato un successo già annunciato all’asta e lo avrà pagato uno sproposito) per aggiudicarsi i diritti di “50 sfumature di grigio” e vende una marea di copie per diciamo, 5 anni e l’editore rientra nei costi (lo spero vivamente per loro). Poi però lo trovi nei mercatini insieme a Dan Brown a un euro. Lo togli dal catalogo perché non vende più e lo butti nella carta straccia, dove è giusto che debba stare. Intanto i lettori forti non ti cagano neanche più perché gli hai rifilato un sacco di spazzatura, le edizioni dei classici sono antiquate e mutile. Ovviamente ci sono delle eccezioni: Mondadori pubblica ancora e bene Buzzati, Calvino, Hemingway…ma lo spazio di promozione, anche nei luoghi di “cultura” è quasi zero. Eppure Buzzati Calvino ed Hemingway si vendono dagli anni 30 e bene, benissimo. Facendo due conti non so se le sfumature siano state tanto convenienti. Idem per Masterpiece, anche se fosse una roba che fa discutere, finita la polemica finito tutto e finito il guadagno. Secondo me c’è molta ingenuità nel marketing culturale delle grandi. E per loro non si tratta solo di sopravvivenza, ma di assumere un ruolo di leader nel mercato nazionale e internazionale. Invece Camilleri viene pubblicato da Sellerio…Sellerio! Che viene preferita al più grande distributore italiano! I lettori hanno voglia di libri, libri! E invece sull’inserto settimanale del Corsera si scrive di tutto meno che di libri. Della bresaola e della dieta Dukan, ma non di libri. Condivido quello che dici tu sul clima culturale italiano, ricchissimo di personalità geniali che però se ne stanno lì. E di spazzini, che seguono l’ultima notizia su twitter per poter avere qualche visualizzazione in più. O di personaggi come D’Avenia o Allevi, che razzolano nella mediocrità perché tanto sono tutti ignoranti. Le scelte sbagliate si pagano poi. Quando rimane solo il deserto.

Trackback/Pingback

  1. Masterpiece, prima puntata – Lasciateci il gusto di essere cattivi | diLetti e riLetti - 18 novembre 2013

    […] autori della trasmissione hanno reso persino me, possibilista, franco tiratore,  riuscendo a trasformare quello che doveva (e forse poteva) essere un […]

E tu cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

you can call me outsider

io. tu. panna montata. manette. altre domande stupide?

orlando furioso

il blog di Deborah Donato

Se lo scrivi resta

diario di una ragazza comune, ottimista a modo suo

marisa salabelle

Fu così che Efisia Caddozzu venne al mondo. Mischinedda , pensò la levatrice mentre la presentava ai parenti riuniti. Ellusu, pensò la nonna, una parola che nel suo vocabolario alquanto limitato stava a significare molte cose diverse a seconda delle circostanze.

Luca Bottura

Satira gratuita, ma anche a pagamento

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

trecugggine

le cugine parlano di libri

Il pulpito del libraio

Accade in una libreria di provincia. Voi umani non potreste nemmeno immaginarlo!

aliceinwriting - vita da biblioteca e suggestioni sparse

Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

VITA DA EDITOR

Interviste, recensioni e retroscena dell’editoria – a cura di Giovanni Turi

Scrivere creativo

Esercizi di scrittura creativa.

strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Muninn

libri da ricordare

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: