È tardi! È tardi, sai?

“Oh, no, no, no, no, no, no! È tardi! È tardi, sai? Io sono già in mezzo ai guai! Neppure posso dirti “ciao”: ho fretta! Ho fretta, sai?”

Non devo mica dire di chi sia questa frase, no? Non aveva tempo il poverino, rischiava la testa, ma pure noi non ce la passiamo meglio. Una costruzione umana ha reso schiavi i suoi stessi inventori e quindi corriamo: dietro al lavoro, dietro ai figli, dietro alle incombenze. Corriamo dietro al tempo e lui lo fa dietro a noi: un girotondo di pazzi. Amico o, più spesso, nemico secondo le circostanze. E il tempo non si lascia ingabbiare, e si declina in mille modi.

In Io non ho paura di Niccolò Ammaniti c’è il tempo dell’infanzia, il tempo trascorso a correre nelle terre pugliesi senza meta, un tempo dilatato eppure imprendibile che non consente di capire il mondo adulto. Nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa è il tempo dei cambiamenti, un tempo mutevole che in realtà è fermo: un enorme paradosso. Nei racconti di Asimov il tempo è quello futuro, l’autore visionario capace di venire prima dello scorrere degli eventi tanto da inventare un termine, robotica, per primo.

E vi immagino mentre leggete, questo articolo o un qualsiasi libro, mentre una parte del vostro cervello non è presente, mentre vi sentite in colpa per il tempo sprecato, dovete andare. Dove? Altrove. La spesa e il corso di Karate del più piccolo, la riunione in ufficio e il polpettone nel forno, il cellulare che vi richiama all’ordine.

Ne L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez la passione amorosa solca gli anni, si disperde e rinvigorisce al contempo, solca le stagioni e matura con i protagonisti, ti fa sognare che qualcuno ti ami così intensamente per sempre anche mentre non l’ami. Perché amor ch’a nullo amato amar perdona dice Dante per bocca di Francesca, nell’inferno dell’eternità, in cui il tempo perde contorni e sfumature. La Divina commedia parla dell’eterno che noi esseri finiti non possiamo comprendere ma solo riportare ad una dimensione reale e perciò fasulla. E un’altra forma ancora assume il nostro padrone in Vita di Melania Mazzucco e in Le Ceneri di Angela di Frank McCourt, il tempo del taglio delle radici in cui solchi il mare per giorni e giorni, distesa di azzurro che sospende l’esistenza, lo stesso mare visto in diversa prospettiva da Robinson Crusoe. Uomo solo e perso ecco che il tempo si erge suo nemico imbattibile, mostro della solitudine.

Eppure… eppure mentre vi sembra che qualcosa di importante vi scappi dalle mani e dall’anima, mentre rincorrete le vostre occupazioni, mentre sospirate che la giornata dovrebbe essere di 48 ore non avete, forse, mai pensato che sarebbe bello perdervi su di un’isola deserta, magari con una montagna di libri? Non avere nulla da fare. Ma la noia vi assalirebbe, credete a me.

La Noia esistenziale di Moravia, la noia di non sapere cosa fare di sé, abbiamo bisogno di essere schiavi per sentirci liberi, il concetto di otium, quello latino, si è perso nelle pieghe dei secoli. E noi non sapremmo che farcene e odiamo il lunedì, ma forse non quanto la domenica. E io guardo con invidia a scrittori come Mauro Corona, però forse poi non capisco, non lo so… Ed è finito anche il tempo della mia riflessione perché sul web non si può essere troppo prolissi, la gente non ha tempo…

Se aveste qualche minuto però vorrei conoscere la vostra giornata, il vostro libro, il vostro tempo, vi lancio una sfida però: fatelo dicendomi solo chi siete, non cosa fate.

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Categorie: diVagazioni

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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