Pippi Calzelunghe è cresciuta

Quando mi imbatto nel nome di Astrid Lindgren, di cui oggi ricorre il compleanno, parte in sottofondo la canzoncina che ha accompagnato buona parte della mia infanzia, e mi appare nitida la copertina cartonata rosso arancio dell’edizione della Vallecchi con il disegno della bambina prodigio.

Pippi Calzelunghe, ed. Vallecchi 1970

Pippi Calzelunghe, ed. Vallecchi 1970

Quanto ho amato Pippi Calzelunghe e quanto fosse dirompente l’incontro con una bambina con queste caratteristiche nel 1970 è difficile spiegarlo: l’Italia puritana degli anni ‘60 non era poi diversa da quella Svezia del 1945 che si scandalizzò all’apparire dell’eroina dalle trecce rosse.

Pippi superava di molto la bambina che avrei voluto essere e ampliava enormemente l’orizzonte delle mie aspettative: indipendente e forte, slegata dalla vita ordinata del suo villaggio, senza famiglia attorno, senza scuola o chiesa, ribelle e scanzonata, tutto le era possibile. Persino opporsi alla longa manus della giustizia e dei perbenisti in nome della sua insopprimibile libertà.

Gli anni sono passati, inclementi, per me, ma lei, grazie alla magia dei libri, è rimasta una bambina. Almeno lì, a Villa Villacolle. Ma qui, nel mondo dove il tempo scorre, anche Pippi è cresciuta.

Col tempo ha tagliato le trecce e tinto i capelli di nero. Non è cambiata molto, è alta, forte e magra e sembra che i vestiti le stiano sempre troppo larghi; non porta ancora le scarpe di cinque misure più grandi, ma sono comunque maschili, anfibi militari e non scarpette col tacco.

I servizi sociali non hanno mai smesso di tenerla d’occhio, ed ora è seguita da un tutore: nel tempo è stata classificata come autistica, egocentrica, poco portata per i rapporti interpersonali. Il suo rapporto con le autorità è pessimo, come quando era bambina, e continua a manifestare insofferenza verso ogni tipo di regola. Ovviamente ha avuto difficoltà a terminare gli studi: irrequieta e svogliata, nonostante la sua grande intelligenza, è stata buttata fuori da diversi istituti fino a che non ha iniziato a studiare attraverso corsi online. Senza l’obbligo di avere rapporti personali con gli insegnanti e meno ancora con compagni di studio, ha incontrato la sua grande passione: l’informatica.

Della vecchia Pippi ha conservato la lealtà e la fedeltà ai pochissimi amici: se uno di loro è in difficoltà, salta sulla moto che ha sostituito il cavallo bianco a pois e corre in suo aiuto con le sue incredibili capacità -anche fisiche- di cavarsela. Se ha delle relazioni, sono privatissime ed è difficile immaginarla con dei bambini, o con una storia fissa.

Insomma, Pippi è diventata una donna tosta, complessa, libera, come era immaginabile conoscendola da bambina. Ma una persona che non mi dispiacerebbe contare fra le mie amicizie: sono certa che non parleremmo di calze e rossetti, insieme.

Tempo fa l’ho incontrata, e anche molti di voi. Non l’avete ancora riconosciuta? Il suo nome ora è Lisbeth Salander.

E ricordatevi di non chiamarla mai, mai Pippi.

I wanted to create main characters who differ dramatically from the ordinary crime characters. My point of departure was what Pippi Longstocking would be like as an adult. Would she be called a sociopath because she looked upon society in a different way and did not have any social competences? She turned into Lisbeth Salander who has many masculine features.

Stieg Larsson, interv.

firma FS5bis

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Categorie: diLetti, diVagazioni

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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