Neil Gaiman @neilhimself su libri “cattivi” e letteratura d’evasione – parte 2

(Qui trovate la prima parte se non l’avete ancora letta)

Non penso che esista un libro per bambini “cattivo”.

Ogni tanto torna di moda tra alcuni adulti il prendere di mira un insieme di libri per bambini, un genere, magari, o un autore, e dichiarare che sono che sono cattivi, libri che dovremmo impedire ai bambini di leggere. L’ho visto accadere più e più volte.

Enid Blyton è stato definita un’autrice dannosa, e R.L. Stine e dozzine di altri autori. I fumetti sono stati accusati di promuovere l’ignoranza.

Sciocchezze. Snobismo e stupidaggine. Non ci sono autori cattivi se i bambini li apprezzano, vogliono leggerli e li cercano, perché ogni bambino è diverso. Possono trovare le storie di cui hanno bisogno e avvicinarsi alle storie. Un’idea abusata e logora non è abusata e logora per loro. È la prima volta che un bambino la incontra.

Non scoraggiamo i bambini dal leggere pensando che stiano leggendo una cosa sbagliata. La narrativa che ora non ci piace può essere la strada per libri che potrebbero piacerci di più. E non tutti hanno il nostro stesso gusto.

Un adulto benintenzionato può facilmente distruggere l’amore per la lettura di un bambino: smettere di fargli leggere ciò che gli piace o appioppargli “mattoni” che piacciono a noi è l’equivalente del XXI secolo della letteratura “correttiva” vittoriana. Ci ritroveremmo con una generazione convinta che leggere è antiquato e, peggio, spiacevole.

I nostri bambini hanno bisogno di essere aiutati nella scalata alla lettura : qualunque cosa possa piacergli leggere li spingerà, un livello dopo l’altro, fino alla conoscenza. (Inoltre, non fate ciò che ha fatto quello scrittore quando la figlia di 11 anni leggeva R. L. Stine, cioè andare a prendere una copia di Carrie di Stephen King, dicendole “se ti piace quella roba, questo lo amerai!”. Holly ha letto soltanto tranquille storie di coloni nella prateria per tutto il resto dell’adolescenza, e appena nominano Stephen King mi guarda ancora di traverso).

La seconda cosa che fa la narrativa è creare empatia.

Quando guardiamo la televisione o vediamo un film, guardiamo cose che accadono ad altre persone. Ma la prosa è qualcosa che si costruisce con 26 lettere e una manciata di punteggiatura e tu, tu solo, usando la tua immaginazione, crei un mondo e lo popoli e guardi attraverso occhi altrui. Sentirai cose, vedrai luoghi e mondi che altrimenti non vedresti mai. Diventerai qualcun altro, e quando ritornerai al tuo mondo, sarai leggermente cambiato.

L’empatia è uno strumento per trasformare le persone in gruppi, per permetterci di avere una funzione diversa da quella di individui ossessionati da se stessi.

Scoprirai leggendo anche qualcos’altro di vitale importanza per farti strada nel mondo. Ed è questo:

Il mondo non DEVE essere come è. Le cose possono essere DIFFERENTI.

Ero in Cina nel 2007 al primo congresso su fantasy e fantascienza approvato dal partito nella storia cinese. E ad un certo punto ho preso da parte un pezzo grosso e gli ho chiesto: Perché? La fantascienza è stata disapprovata per molto tempo. Cos’è cambiato?

Semplice, mi ha detto. I Cinesi erano brillanti nel fare cose se altri fornivano loro il progetto. Ma non innovavano e non inventavano. Non immaginavano. Così avevano inviato una delegazione negli Stati Uniti  a vedere Apple, Microsoft, Google, facendo domande sulla gente che stava lavorando al futuro. E avevano scoperto che tutti loro avevano letto fantascienza quando erano bambini o bambine.

La narrativa può mostrarci un mondo differente. Può portarci dove non siamo stati mai. E una volta che avremo visitato altri mondi, proprio come coloro che mangiano frutti magici, non saremo mai del tutto soddisfatti del mondo in cui cresciamo. E l’insoddisfazione è una buona cosa: le persone insoddisfatte possono modificare e migliorare i loro mondi, lasciarli diversi, lasciarli migliori.

E giacché siamo in argomento, mi piacerebbe dire poche parole sull’EVASIONE. Ho sentito sbandierare il termine come se fosse una cosa negativa. Come se la letteratura di evasione fosse un oppiaceo a buon mercato usato dai confusi, gli sciocchi e gli illusi; come se la sola narrativa valida per adulti o per bambini sia quella mimetica, che rispecchia il peggio del mondo che il lettore può trovarvi.

Se foste intrappolati in una situazione impossibile, in un luogo spiacevole, con persone che vi vogliono male, e qualcuno vi offrisse una fuga temporanea perché non dovreste accettare? E la letteratura di evasione è proprio questo: NARRATIVA CHE APRE LA PORTA, mostra la luce del sole fuori, ti offre un luogo dove andare che terrete sotto controllo, con persone con cui volete stare (e i libri sono luoghi reali, non c’è da sbagliarsi); e ancora più importante, durante la vostra fuga, i libri possono offrirvi conoscenza del mondo e della vostra situazione, fornirvi armi, procurarvi un’armatura: cose reali che potrete portare con voi tornando in prigione. Abilità, conoscenza e strumenti che userete per evadere sul serio.

E come ci ricorda J. R. R. Tolkien, le sole persone che blaterano contro l’evasione sono i CARCERIERI.

[fonte: The Reading Agency, Neil Gaiman lecture in full: Reading and obligation, ottobre 2013]

Qui la terza e la quarta parte della traduzione.

firma FS5bis

Annunci

Tag:, , , , , , , , , ,

Categorie: diDetti

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

Iscriviti

Iscriviti al nostro feed RSS e ai nostri profili sociali per ricevere aggiornamenti.

5 commenti su “Neil Gaiman @neilhimself su libri “cattivi” e letteratura d’evasione – parte 2”

  1. 25 ottobre 2013 a 17:00 #

    La sofferenza dello scrivere un commento lungo e articolato e premere per sbaglio il tasto sbagliato. Sigh.
    Dicevo, prima di cancellare tutto, rispondo qui perchè Twitter non mi basta.
    Bellissima la traduzione, grazie davvero per averla scritta e condivisa. Da gaimaniana convinta, apprezzo assai.
    Su quello che dice Gaiman, beh, dipende. Bellissimo il punto sul congresso fantasy in Cina, sono d’accordissimo quando parla dell’evasione e dello sviluppo dell’empatia. Però non so, credo che a volte sia necessario darsi da fare per indirizzare le letture dei più piccoli. Temo che negli ultimi anni si sia un po’ persa la ‘confidenza’ con le librerie e le biblioteche, fanno fatica a scegliere per sé e spesso leggono libri molto al di sotto della loro età. Vedere degli adolescenti con Geronimo Stilton e delle bambine di 9-10 anni con Peppa Pig un po’ mi disturba… e stavolta – coff – non è snobismo. Credo.
    Comunque bellissima l’intervista, complimenti ancora per la traduzione *__*

    • 25 ottobre 2013 a 22:22 #

      In realtà, come dicevo, non è finito, l’intervento era molto lungo e conto di fartelo leggere tutto 😀
      Ma veniamo al dunque: quello che mi ha colpito di questa seconda parte è sicuramente il punto del “lasciateli leggere qualunque cosa purché leggano”. Il punto è che se si tratta di narrativa fantasy o di fumetti, passi. Ma come la mettiamo con testi violenti o palesemente non adatti all’età per contenuto? voglio dire che Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino o Cento colpi di spazzola, pure senza voler fare la puritana, non li trovo adatti ad un preadolescente, proprio come non sono adatti Peppa Pig o Geronimo Stilton. E’ vero che non dobbiamo forzarli, ma sul serio possiamo lasciare un undicenne libero di leggere qualunque cosa?

      E non è né eccesso di protezione né snobismo. Consigliare senza imporre, accompagnare nella scalata non sarebbe una strada più equilibrata? (e senza suggerire Carrie di King…)

Trackback/Pingback

  1. Neil Gaiman @neilhimself sui luoghi dove imparare a navigare nel mondo | diLetti e riLetti - 28 ottobre 2013

    […] la prima e la seconda parte dell’intervento. A breve la quarta e ultima, e non meno […]

  2. Leggere non sopporta imperativi, ma tu leggi! | diLetti e riLetti - 6 novembre 2013

    […] Sì è stabilita una relazione, un algoritmo, che svela una connessione tra lettura e delinquenza. Non vuol certo dire che chi non legge è un criminale, ma significa senz’altro che chi legge ha meno possibilità di diventarlo in futuro, così come ricordava Neil Gaiman. […]

  3. Neil Gaiman @neilhimself su libri “cattivi” e letteratura d’evasione – parte 2 | diLetti e riLetti | Vita da bibliofila - 22 dicembre 2013

    […] viaNeil Gaiman @neilhimself su libri “cattivi” e letteratura d’evasione – parte 2 | diLetti e r…. […]

E tu cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

you can call me outsider

io. tu. panna montata. manette. altre domande stupide?

orlando furioso

il blog di Deborah Donato

Se lo scrivi resta

diario di una ragazza comune, ottimista a modo suo

marisa salabelle

Fu così che Efisia Caddozzu venne al mondo. Mischinedda , pensò la levatrice mentre la presentava ai parenti riuniti. Ellusu, pensò la nonna, una parola che nel suo vocabolario alquanto limitato stava a significare molte cose diverse a seconda delle circostanze.

Luca Bottura

Satira gratuita, ma anche a pagamento

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

trecugggine

le cugine parlano di libri

Il pulpito del libraio

Accade in una libreria di provincia. Voi umani non potreste nemmeno immaginarlo!

aliceinwriting - vita da biblioteca e suggestioni sparse

Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

VITA DA EDITOR

Interviste, recensioni e retroscena dell’editoria – a cura di Giovanni Turi

Scrivere creativo

Esercizi di scrittura creativa.

strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Muninn

libri da ricordare

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: