Di fonti, della rete e delle bufale

Che cosa c’è di meglio di una bella citazione per fare la figura della persona colta? Una bella frase, spesa al momento giusto, che restituisca di noi un’immagine di grande profondità e cultura. La rete offre infinite possibilità di trovare e utilizzare poi al bisogno frasi di qualsiasi autore e su qualunque argomento: a noi solo decidere come impostare la ricerca. Attenzione però: anche la rete è fallace e la figura grama dietro l’angolo. Eppure hanno tutti diritto di esprimersi, anche se con parole altrui, anche quando dicono castronerie.

Non condivido la tua idea ma darei la vita perché tu possa esprimerla

Lo diceva Voltaire, giusto? No, non è giusto e non mi riferisco al pensiero in sé. Questa, tra le citazioni più abusate specie sui social ma anche, ahimè, in articoli di giornalisti di una certa risma, è falsamente attribuita al filosofo francese: si tratta infatti di una frase di Evelyn Beatrice Hall. La scrittrice britannica, autrice del libro Gli amici di Voltaire, non poteva certo immaginare lo strano percorso che avrebbe seguito un suo pensiero, e internet poi non era nemmeno immaginabile a quei tempi.

Ma questo non è l’unico falso cui prestare attenzione per non correre il rischio di passare per cretini proprio mentre si usa una frase arguta per ottenere l’effetto contrario. La cattiva abitudine di non accertarsi con attenzione della paternità di uno scritto ci rende schiavi. Cosa vi fanno venire in mente queste parole? Ma ovviamente la stucchevole Lentamente muore:

Lentamente muore

chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia…

Può Pablo Neruda, uno tra i poeti più famosi al mondo, aver scritto versi tanto banali e melensi? Può essere che l’età e le vicissitudini lo avessero reso meno presente a se stesso? Fortunatamente no. I versi di cui sopra sono infatti frutto della penna di Martha Medeiros. Didascalia di mille lacrimevoli foto, baluardo di stati facebook di chi si professa diverso ed estraneo alla massa, e sufficientemente facile da ricordare, la poesiola di dubbio gusto impazza letteralmente ovunque da anni, e non è tutta colpa di internet. La ricordo in forma cartacea tra i banchi di scuola pochi anni orsono, prima che la rete si facesse così preponderante sulla vita vera. Se altri la apprezzano non può non starci a fagiolo un “de gustibus”, però la firma ha il suo peso, e vi terrà al riparo dal puntualizzatore di turno, come me, per esempio.

E che dire della pietosa lettera La Marioneta attribuita a Gabriel Garcia Márquez. Lo scrittore oggi -disgraziatamente- ha molti problemi di salute che ne inibiscono anche (pare) le facoltà intellettive, ma così non era all’epoca dello scritto in questione.

Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa e mi regalerà un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico. Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano…

 

E giù lacrime. Per alcuni nausea, il rischio di passare per presuntuosi radical-chic è dietro l’angolo, eppure chi abbia letto almeno le più famose opere dello scrittore colombiano non può riconoscervi la testa  e la penna che hanno cesellato l’universo di Macondo.

Non è tutto così facile, comunque, falsi e smentite si ingarbugliano, non si tratta solo di mettersi al riparo dal saccente di turno che vi correggerà in pubblico, ma magari di sottoporvi  a querelle infinite. Torniamo per un attimo a Neruda. Nel 2008 l’onorevole Mastella recitò un brano di Lentamente muore: tra attribuzioni fittizie e ritrattazioni ne è seguita una discussione sul problema della citazione delle fonti e la rete, sul fatto che chi scrive nei blog viene spesso bypassato e snobbato, come se attingere da un blog equivalesse ad aver trovato una cosa per terra. “È mia” direbbe un bambino: solo che in quest’ultimo caso si tratterebbe di puro istinto, negli altri di un chiaro falso ideologico, tanto per rimanere in tema. I giornali si attribuirono il merito di aver svelato la bufala, tacquero sul ruolo della rete che anzi incolparono. Se proprio desiderate saperne di più leggete qui:

 Il web, i giornali, Mastella e Neruda (più Gianni Bella)

 Certo non in tutti i casi è così facile svelare la castroneria , prendete la frase ”

La gente ci tiene tanto a sapere perché scrivo roba così truculenta. Mi piace dire che è perché ho il cuore di un ragazzino… e lo tengo in un barattolo sulla mia scrivania.

Una frase da brivido no? Degna del gusto per il macabro e del senso dell’ironia di Stephen King. Sbagliato ancora. Trattasi infatti di una frase di di Robert Bloch, autore di Psycho, che in quanto alle doti di cui sopra non ha da invidiare all’immenso Stephen.

Credo che con questo ultimo esempio si possa arrivare al punto: non è sempre facile non incappare in errori. Come fare allora? Qui la risposta è semplice: prestare la dovuta attenzione alle fonti certo, ma soprattutto citare ciò che si conosce per averlo letto (e non in una raccolta di aforismi online).

Ultimo consiglio: facciamoci furbi, se davvero Oscar Wilde avesse detto tutte le frasi che gli sono state attribuite avrebbe dovuto vivere 200 anni senza smettere mai di parlare. E questo le fonti lo riporterebbero senza dubbio.

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Categorie: diGressioni

Autore:diLetti e Riletti

Blog di libri, letture, divagazioni. www.dilettieriletti.wordpress.com

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